La Cina ha rilasciato il 16 marzo scorso il tredicesimo “Five-Years Plan”, un progetto di sviluppo economico e tecnologico redatto ogni cinque anni.

Tra i punti salienti spiccano gli investimenti nel campo scientifico: l’obiettivo è aumentare dello 0.3% la spesa del PIL nella ricerca entro il 2020. I progetti finanziati sono numerosi: studio dell’ecosistema sottomarino, riduzione della quantità di polveri sottili, ma soprattutto mappatura del cervello umano.

Nel campo della Neuroscienza, la Cina ha iniziato la sua corsa per raggiungere i principali esponenti del settore a livello mondiale. La Società Cinese di Neuroscienza è passata dai 1,500 membri del 2006 ai più di 6,000 del 2016, e il paese possiede centinaia di migliaia di pazienti con casi psichiatrici interessanti per studiare i comportamenti del cervello umano. Gli scienziati cinesi, inoltre, si sono affermati leader nell’editing di geni per riprodurre modelli di autismo e non solo.

Questo avanzamento nella ricerca è stato permesso dalle numerose cavie di laboratorio, specialmente scimmie. La mancanza di regolamentazione nel trattamento degli animali in laboratorio ha isolato la Cina negli scorsi anni da potenziali collaborazioni con ricercatori stranieri. Oggi il governo cinese ha rimediato all’insufficienza di leggi adeguate pubblicando la prima linea guida nazionale per la gestione degli animali in laboratorio.

Sono più di 20 milioni gli animali utilizzati nei laboratori cinesi, principalmente topi. Eppure, finora non esistevano standard nazionali a cui gli scienziati di ogni regione potevano adempiere. Sebbene i governi regionali affermino che i laboratori seguivano le norme comunemente accettate in tutto il mondo, ora è possibile avere certezze maggiori. La normativa apre la strada a collaborazioni internazionali, prima fra tutte nel campo dello studio del cervello dei primati non umani. A Shenzen, un nuovo centro di ricerca dei primati è stato avviato insieme al Massachussetts Institute of Technology.

La mancanza di regolamentazione ha costituito per la Cina un grave problema. La protesta dei cittadini e l’impegno del governo hanno reso possibile un grande passo in avanti nella gestione degli animali in laboratorio, ma c’è ancora molto da fare. Li Keqiang, primo ministro cinese, ha parlato di “diversi vuoti in termini di regolamentazione”. In occasione di un recente scandalo che ha scosso il sistema sanitario cinese nel 2016, è stato scoperto un mercato illegale di vaccini da $90 milioni, diffuso in tutta la nazione dal 2011. Si teme che i vaccini possano essere nocivi se somministrati, tuttavia l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha assicurato che nella maggior parte dei casi questi risultano inefficaci. La Cina promette un miglioramento in termini di regolamentazione: sarà necessario del tempo e numerosi investimenti, ma il paese è sulla giusta via.

Gaia Di Federico