4-1 per l’Intelligenza Artificiale: questo è il computo finale delle sfide tra AlphaGo e Lee Sedol. Dopo vent’anni dal duello tra Deep Blue e Garry Kasparov un’intelligenza artificiale ha battuto ancora l’uomo.

Il 13 Marzo 2016 Lee Sedol, campione di Go, aveva battuto, in una delle cinque sfide previste, AlphaGo, programma sviluppato da Google DeepMind.

Considerato più difficile degli scacchi a causa della maggiore possibilità di mosse, il gioco del Go consiste nel giocare su una griglia con 19 righe e 19 colonne cercando di occupare con delle pedine la maggior parte del tabellone di gioco.

Dopo tre vittorie conquistate dal programma, Lee Sedol è riuscito ad imporsi sul suo avversario virtuale, segnando un’ importante vittoria, dimostrando che l’uomo può ancora vincere contro la macchina e che la mente umana può compiere calcoli complessi allo stesso livello di un software. Sedol per vincere è riuscito a trovare dei punti deboli nel programma: infatti secondo lui quest’ultimo non reagirebbe bene davanti a mosse inaspettate e avrebbe problemi a giocare con le pedine nere.

Il programma del colosso di Mountain View ha un complesso sistema di connessioni simili a quelle della mente umana; per giungere alla vittoria il software utilizza una strategia a lungo termine con mosse apparentemente senza senso, che hanno lasciato spiazzato il campione coreano soprattutto nella prima parte della partita. Nonostante tutto la sfida uomo/macchina è stata vinta dal programma, con un punteggio di quattro partite contro l’unica di Sedol.

Nell’ottobre 2015 il programma AlphaGo aveva già sconfitto con un sonoro 5 a 0 il tre volte campione europeo Fan Hul, diventando il primo programma a battere ufficialmente un campione di Go.

Lo studio del team di Google DeepMind è stato pubblicato su Nature e ha dimostrato, grazie allo studio degli algoritmi usati dal programma, come il tasso di vittorie di AlphaGo rispetto ad altri software sia del 99,8%.

Alla fine del confronto fra i due sfidanti Sedol ha dichiarato di non aver pensato che AlphaGo avrebbe potuto giocare così bene e con mosse che non sarebbero state possibili per un essere umano. Le connessioni neurali di AlphaGo non verranno usate solo nei tornei, ma verranno utilizzate per i nuovi sviluppi di intelligenza artificiale che Google porta avanti, per esempio le auto a guida autonoma, i droni e tutte le altre applicazioni dotate di apprendimento automatico.

La possibilità di sviluppo di nuove intelligenze artificiali apre una nuova era e fa dividere ancora gli uomini fra apocalittici, forse influenzati troppo dalla fantascienza, e innovatori.

DeepMind, fondata nel 2010 a Londra e dal 2014 sotto Google, è già a buon punto nello sviluppo delle A.I. Le impressioni di Kasparov, che dopo l’incontro con Deep Blue rimase scioccato dalle mosse quasi “umane” del computer, non sono tanto lontane dall’essere confermate.

Luigi Tatonetti