Il fracking, o fratturazione idraulica, è un processo di estrazione di gas naturale che prevede la rottura delle rocce impermeabili di scisto in cui è intrappolato. Il gas naturale è uno dei combustili fossili più ecologici, poiché non rilascia sostanze chimiche tossiche durante la combustione e produce metà delle emissioni di CO2 rispetto al carbone.

Negli Stati Uniti, il fracking ha reso possibile l’aumento del gas naturale estratto dal 2% al 40% nel periodo compreso tra il 2000 e il 2012, con conseguente crescita del 25% della produzione totale di gas, risollevando l’economia americana. Sono stati realizzati più di 30.000 pozzi, ma le statistiche riguardo il futuro sono contrastanti: se da un lato Obama ha affermato che il gas ancora intrappolato nel sottosuolo basterà agli americani per i prossimi 100 anni, dall’altro alcuni studiosi sono scettici.

In pochi anni gli USA sono diventati i principali produttori di gas naturale grazie alla frattura idraulica di ricchi giacimenti in Virginia, Pennsylvania, Texas, Louisiana, Arkansas e New York. Ma stimare con precisione la quantità di gas ancora nascosta è davvero difficile e incerto, come afferma Tad Patzek, responsabile del dipartimento di ingegneria del petrolio e geosistemi dell’università del Texas. Ad oggi l’EIA (Energy Information Administration) del Dipartimento Americano per l’Energia ha ipotizzato che il gas naturale estratto continuerà a crescere per i prossimi 20 anni, poi subirà un clamoroso arresto che potrebbe avere risvolti negativi sull’economia mondiale.

Sulla scia del successo d’oltreoceano, i governanti europei si dimostrano fiduciosi in una possibile crescita nell’estrazione anche nel vecchio continente. Ma le buone intenzioni non bastano e l’Europa non si mostra ancora pronta allo sviluppo in questo campo dell’estrazione, come sottolineano le diverse moratorie promulgate da Francia, Bulgaria, Scozia, Galles e Irlanda del Nord.

Dato il consumo dei depositi di gas nel Mare del Nord, Germania, Italia e Romania e la crescente dipendenza dai giacimenti russi, il fracking può rappresentare per l’Europa una rivoluzione al pari di quella avvenuta negli Stati Uniti. Eppure, Inghilterra e Polonia, capofila europei nell’attuazione delle tecniche di frattura dello scisto, hanno subito di recente una forte battuta di arresto.

Due anni fa, il premier inglese David Cameron affermò che il fracking “significherà più lavoro e opportunità per le persone e sicurezza economica per la nostra nazione”. Con 33£ miliardi investiti e 64.000 nuovi posti di lavoro previsti, il governo inglese incoraggia l’esplorazione dei depositi di gas naturale, così da rendersi indipendenti dall’esportazione di fonti energetiche straniere.

Nel 2011 la trivellazione del primo pozzo di scisto ha però provocato due piccoli terremoti e il governo è stato costretto ad approvare una moratoria di un anno sulle attività di fracking. Data l’alta densità di popolamento dell’isola britannica e gli ostacoli naturali, il progetto si è rivelato più complesso del previsto. Le rocce inglesi sono ricche di faglie e piccole fratture che possono provocare problemi: in seguito al fracking vicino ad una di queste possono verificarsi piccoli terremoti, mettendo a rischio le zone abitate; oppure, se l’acqua utilizzata per fratturare le rocce va a ristagnare in una faglia, la pressione diminuisce e il fracking perde di efficienza.

I tentativi di trivellazione del 2015 sono stati rigettati dal Concilio del Lancashire a causa di traffico, rumore e impatto visivo delle trivelle. Gli inglesi si oppongono a questa pratica di estrazione, come il resto del continente europeo: bisognerà aspettare ancora e cercare nuove fonti di energia accessibili a tutti per diminuire l’inquinamento e il consumo di (costosa) energia che arriva dai paesi confinanti.

Gaia Di Federico