Grazie alle osservazioni ottenute con lo strumento HARPS (High Accuracy Radial velocity Planet Searcher), posizionato sul telescopio ESO (European Southern Observatory) a La Silla ( Cile), si è riusciti osservare variazioni di luce nelle macchie luminose presenti sul pianeta  nano Cerere,nei pressi del cratere Occator.  Il fenomeno delle macchie brillanti era stato scoperto a dicembre dalla sonda NASA Dawn. Secondo il team di ricercatori, guidato da Paolo Molaro dell’Osservatorio Astronomico di Trieste INAF, la luminosità intermittente di queste zone è dovuta alla materia di composizione che potrebbe evaporare in determinati momenti grazie all’azione del sole.

Il paper del team, quasi completamente italiano, è stato pubblicato su: “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society”.

Una volta rilevata la presenza dei punti luminosi su Cerere, il ricercatore alla guida dello studio si è subito chiesto cosa poteva produrre quegli effetti e come sarebbe stato possibile comprendere la natura di questo evento da terra.

I periodi di osservazione scelti dai ricercatori sono stati due: il 31  luglio 2015 e ancora le date del 26 e 27 agosto.

Il bagliore, secondo gli scienziati, potrebbe essere acqua ghiacciata esposta in superficie o solfato idrato di magnesio.

Il moto del pianeta nano è abbastanza grande da essere misurato da strumenti a terra, l’analisi viene fatta grazie allo sfruttamento dell’effetto Doppler.

HARPS è lo strumento che ha permesso l’indagine: lo spettrografo ad altissima precisione è installato dal 2002 sul telescopio, raggiunge un’accuratezza di 0,97 m/s (3,5 km/h) nella misura della velocità radiale L’importanza di questo strumento è riconosciuta dalle  osservazioni ottenute nel corso degli anni. Nel 2005, ad esempio, Michel Mayor dell’Università di Ginevra scoprì il pianeta Gliese581-b.

Secondo le rilevazioni osservate la luminosità cambia quotidianamente, infatti Antonino Lanza dell’INAF-Osservatorio Astrofisico di Catania ha detto: “Abbiamo trovato nello spettro le variazioni attese, dovute alla rotazione di Cerere, ma con differenze considerevoli tra una notte e l’altra”.  Il moto del pianeta era sotto attento studio: l’oggetto mette nove ore per ruotare su se stesso, e le variazioni dovevano essere monitorate con cura.

Cerere si sta dimostrando molto diversa rispetto ad altri corpi appartententi alla fascia principale degli asteroidi, le macchie sono l’esempio della continua attività interna ed esterna del pianeta, questi studi compiuti in quest’ultimo periodo accendono ancora di più l’immaginazione degli scienziati nei confronti di questo misterioso corpo.

(Qui allegata la ricerca completa)

Gianluigi Marsibilio