Abbiamo incontrato René Heller, astrofisico del Max Planck Institute for Solar System Research . Dopo la sua recente ricerca, di cui vi abbiamo parlato nella scorsa settimana: “The Search for Extraterrestrial Intelligence in Earth’s Solar Transit Zone”, ci siamo soffermati a parlare di esopianeti e vita extraterrestre, con un particolare sguardo alle future missioni che cercheranno pianeti extrasolari nei prossimi anni. Lo scienziato sta collaborando a PLATO, missione dell’ESA, che probabilmente dal 2024 cercherà esopianeti, grazie ad un osservatorio spaziale.

D:Qual è il miglior modo per scoprire gli esopianeti?

Dipende in parte da cosa si intende per “migliore”. Se “migliore” sta per “più produttivo”, allora il miglior metodo è quello del transito. Il metodo del transito rileva le mini eclissi stellari che oscurano una minuscola frazione della loro stella ospite quando passano sulla linea dello sguardo tra la Terra e la stella. Circa 1 su 100 esopianeti ha un fortunato allineamento geometrico che permette transiti. Molti esopianeti non transitano la loro stella ospite, almeno per un osservatore dalla Terra. E comunque il metodo del transito è estremamente di successo.

D:Secondo lei, quale missione spaziale potrebbe dare un contributo significativo per lo studio degli esopianeti?

Ovviamente, il telescopio spaziale Kepler è stato un successo eccezionale. Ha moltiplicato di molto il numero degli esopianeti conosciuti. Le prossime grandi missioni mirate a studiare il transito degli esopianeti saranno TESS, CHEOPS e PLATO. TESS scoprirà centinaia di nuovi pianeti di breve periodo intorno a stelle luminose. CHEOPS misurerà i raggi dei pianeti conosciuti con precisione molto alta, non rileverà nuovi pianeti. PLATO scoprirà centinaia di migliaia di nuovi esopianeti e supererà di molto persino Kepler.

D:Fino a che punto grandi telescopi come GMT o E-ELT miglioreranno gli studi sugli esopianeti?

Oh, questi telescopi estremamente grandi collocati sulla superficie della Terra porteranno avanti misurazioni molto accurate delle masse dei pianeti misurando la velocità radiale delle stelle ospiti di quei pianeti relativamente alla Terra due to the planet. Questi telescopi ampi saranno capaci di raccogliere molta luce, che renderà possibili misurazioni davvero precise. Inoltre dovrebbero anche essere capaci di osservare direttamente pianeti giovani e caldi. Questa tecnica è chiamata “direct imaging”, e finora è stata applicata solo a una dozzina di pianeti. Il direct imaging è molto complesso perché ha bisogno di non far entrare la luce della stella più e più volte luminosa per poi provare ad osservare il fievole pianeta stesso.

D:Quali sono le procedure di analisi dei dati raccolti da telescopi e satelliti?

Oh, non so proprio da dove iniziare qui.

  1. Scrivere e inviare una proposta a un grande telescopio, ad esempio VLT.

  2. La proposta viene rifiutata.

  3. Raccogliere il feedback del comitato di time allocation e rivedere la proposta.

  4. Inviare di nuovo la proposta.

1000. La proposta viene accettata.

1001. A seconda delle modalità di osservazione, recarsi presso il telescopio e fare le osservazioni per proprio conto, oppure lo staff del telescopio effettuerà le osservazioni in base alle istruzioni ricevute. Ciò dipende da quanto complessa sarà l’osservazione e quanto velocemente sarà necessario reagire durante l’osservazione. È anche possibile mandare un osservatore con esperienza oppure un laureato di talento. Queste persone potranno poi diventare co-autori dello studio pubblicato sulla base delle osservazioni.

1002. Una volta concluse le osservazioni, saranno conservate presso il telescopio e poi reindirizzate al principale ricercatore nel campo. Questi proveranno ad estrarre le informazioni che cercano dai dati grezzi.

1003. A questo punto faranno un’interpretazione dei dati e presenteranno il loro studio con una descrizione dei loro metodi, risultati e conclusioni con una pubblicazione. Di certo, a volte i dati sono di scarsa qualità (a causa della presenza di nuvole nel corso della notte dell’osservazione) oppure l’effetto che si sta cercando semplicemente non si verifica (e nessuno ne conosce il perché), e a volte il lavoro non si conclude con la scrittura di una pubblicazione.

Questo è come le osservazioni funzionano per i telescopi sulla superficie terrestre. Per Kepler, ad esempio, le cose sono diverse perché i dati sono pubblici.

D: Si aspetta di trovare vita extraterrestre su un pianeta o su un satellite?

Credo che su entrambi sia possibile e che non ci siano preferenze fra i due.

D: L’astrobiologia, a volte, è condizionata negativamente dalla pseudoscienza: qual è il modo migliore per accrescere l’interesse delle persone verso una divulgazione scientifica genuina?

Per uno scienziato, è molto importante restare nei fatti per verificare le proprie teorie e metodi per implicazioni nascoste, e anche per essere scettici. Non voglio dire che ciò previene noi scienziati dalla speculazione sull’ignoto, poiché la speculazione e l’immaginazione dell’inesplorato sono entrambe realizzazioni della creatività umana che fanno la differenza fra l’uomo e gli animali. C’è una regione d’ombra fra la scienza e la pseudoscienza. Quello che credo l’aspetto più importante di ogni teoria che afferma di appartenere al regno della scienza è che sia verificabile e riproducibile, almeno nei principi di base. Ciò non vuol dire che tutto ciò che è verificabile sia scienza. Ma tutto ciò che è scienza deve essere verificabile.

D: In che modo i suoi studi saranno aiutati dai dati del progetto Breakthrough Listen? Questa iniziativa può essere considerata come un punto di svolta nell’ET?

L’annuncio dell’iniziativa Breakthrough Listen è stato spettacolare e alcuni dei principali astronomi e astrofisici vi sono coinvolti. Ma l’iniziativa non ha ancora portato a nessun risultato. Non mi è chiaro quali osservazioni porteranno avanti in realtà. Di certo ha il grande potenziale di portare avanti interessanti scoperte scientifiche oppure un fallimento spettacolare. Staremo a vedere.

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