Due team di scienziati in Canada e Danimarca, cercano di far luce sulla morte del poeta cileno Pablo Neruda ad oltre quarant’anni dalla scomparsa: i ricercatori stanno lavorando analizzando le sequenze di DNA per scoprire cosa ha causato il decesso del premio Nobel per la letteratura.

Una delle ricercatrici coinvolte nello studio ha parlato di lui così: “Era una persona che sapeva dare magia alla lingua e così facendo portava magia alla vita e alla fantasia… ma, allo stesso tempo, lo faceva parlando di cose che erano presenti quotidianamente nella vita di molte persone, in particolare quelle meno fortunate”.

Era il 23 settembre 1973, quando Pablo Neruda, il più importante esponente della letteratura latino-americana, si spegneva in una clinica di Santiago a causa di un cancro alla prostata allo stadio avanzato.

Ma perché chiedo silenzio
non crediate che io muoia:
mi accade tutto il contrario:
accade che sto per vivere.”

Così scrive Pablo Neruda in “Chiedo silenzio”, ed infatti a distanza di 30 anni, il suo ricordo si fa più vivo che mai. In seguito ad una dichiarazione dell’autista del poeta, il tribunale cileno ha aperto un’inchiesta sulla sua morte, probabilmente non avvenuta per cause naturali, ma dovuta ad una iniezione chimica letale nell’addome.

Nel 2013 pertanto, i resti sono stati esumati per condurre un’analisi forense, in cui si è evidenziata la presenza nelle ossa di particolari proteine collegate allo “stafilococco aureo”, dannoso all’essere umano.

Lo studio de DNA presente in questi resti è però molto complicato, in quanto questa molecola tende a frantumarsi poche settimane dopo la morte dell’organismo in cui è situata.

Questo procedimento, effettuato sulle sostanze rinvenute nei denti e nelle ossa, si sviluppa in cinque fasi: nella prima, piccole quantità di denti e ossa sono sciolti in una soluzione chimica che assorbe il calcio e facilita la dissoluzione delle parti mineralizzate, lasciando frammenti di DNA; nella seconda i frammenti vengono separati e purificati; nella terza vengono aggiunti degli adattatori per una migliore identificazione; nella quarta sono immersi una una sostanza contenente RNA; nella quinta, infine, il DNA viene sequenziato.

Le analisi sono svolte attualmente in un laboratorio dell’università McMaster, dal team del dottor Hendrik Poinar, genetista evolutivo molecolare.

Il dottor Poinar si dimostra molto determinato nel suo intento tanto da affermare che: “Non ho dubbi che se ci sono, li troveremo”, riferendosi a probabili tracce di organismi estranei, indispensabili a chiarimenti circa la morte di uno dei più noti scrittori del XX secolo a livello mondiale.

Cristiana Picchi