Giorgio Parisi, ricercatore dell’Università La Sapienza di Roma, ha lanciato online la campagna “Salviamo la ricerca italiana” dando voce alla protesta dell’intera comunità scientifica nei confronti del governo dell’Italia. La petizione ha già raccolto 50.000 firme.

“La ricerca di base è sempre più in difficoltà perché mancano i fondi. È come avere una macchina con dei bravi piloti, ma senza benzina. Non mettere tanti brillanti cervelli in condizione di funzionare non è la scelta più saggia. Si arriva al paradosso che spesso i fondi europei vadano a ricercatori italiani che però lavorano in istituti stranieri”. Così Piero Angela descrive la situazione nel Bel Paese, mettendo in luce due aspetti fondamentali: la mancanza di finanziamenti adeguati e la conseguente fuga all’estero di molti studiosi.

Secondo la strategia di Lisbona, firmata nel 2000 dai capi politici europei, il 3% del prodotto interno lordo nazionale dovrebbe essere destinato alla ricerca. Oggi l’Italia investe nel campo solo l’1,25% delle risorse, una percentuale carente rispetto ad altri paesi concorrenti dell’EU. Dal 2009 i finanziamenti destinati all’università italiana sono diminuiti del 13%, corrispondente circa a 1 miliardo di euro.

Fabiola Gianotti ha affermato: “Al CERN osservo che molti italiani vanno a lavorare in Germania, Francia o negli U.S.”, confermando la teoria dei “cervelli in fuga”: sono 15.000 i ricercatori trasferitisi all’estero negli ultimi anni. E i giovani non hanno le garanzie necessarie per restare. Per il 2016 il ministero ha creato circa 1000 nuovi posti di lavoro nella ricerca, ma si teme che questi non saranno distribuiti in base al merito, bensì secondo gli anni di servizio a tempo determinato.

Secondo Parisi, “In 8 anni abbiamo perso il 20% dei finanziamenti, il 20% del personale, il 20% delle strutture”. Inoltre, la burocrazia soffocante e la mancanza di un’agenzia nazionale che gestisca le risorse destinate alla scienza sono avverse allo sviluppo e rallentano le possibilità di crescita.

Gli scienziati firmatari della petizione portano avanti una protesta “spesso ben fondata”, come ha puntualizzato il ministro per la Ricerca Giannini. E nella giornata del 2 marzo anche Matteo Renzi ha risposto alla protesta della comunità scientifica durante la visita del laboratorio che ha isolato il virus Ebola, a Pomezia. Il premier ha annunciato che «nelle prossime settimane uscirà un piano per la ricerca da 2,5 miliardi di euro». Gli studiosi attendono azioni concrete: dopotutto, la scienza non si accontenta di supposizioni, ma cerca sempre di ottenere certezze con ogni mezzo a sua disposizione.

Gaia Di Federico