Tutti siamo rimasti affascinati dalle parole di Leonardo Di Caprio durante la consegna del suo attesissimo premio Oscar: “I cambiamenti climatici sono reali, e stanno avvenendo proprio in questo momento. Si tratta del pericolo più imminente che minacci la nostra specie”. Le parole dell’attore sono tutt’altro che prive di fondamento. La NASA ha evidenziato,attraverso uno studio, come l’anno appena passato sia stato il più caldo della storia, inoltre un interessante lavoro di Marshall Burke e Solomon M. Hsiang, pubblicato su Nature, mostra come il cambiamento climatico stia influendo negativamente sulla produzione economica e che a causa di questo fenomeno si perderà, entro la fine del secolo, un 23% di Pil Pro Capite.

Gli studiosi hanno inoltre parlato di ingenti perdite economiche per Paesi che hanno già un clima abbastanza caldo, mentre alcuni stati in cui attualmente le temperature sono generalmente basse, potrebbero beneficiare del fenomeno.

Per lo studio sono state prese in considerazione le fluttuazioni metereologiche di 166 nazioni dal 1960 al 2010. Lo studio mostra, attraverso dei grafici, come i paesi con temperature ed emissioni di Co2 elevate hanno mostrato anche delle flessioni economiche.

A lungo andare paesi dell’area scandinava potrebbero crescere grazie a questi cambiamenti, mentre zone geografiche come il continente africano sarebbero annullate da ogni punto di vista.

Marshall e Solomon hanno indicato anche una temperatura ideale per permettere lo sviluppo economico, questa si aggirerebbe intorno ai 13 gradi.

Anche le grandi organizzazioni da qualche anno premono molto su questi temi: l’OCSE aveva ammonito tutti dichiarando che in mancanza di politiche adeguate sul cambiamento climatico, il PIL mondiale potrebbe essere destinato, entro il 2060, ad una decrescita media dell’1,5%.

Angel Gurria,, segretario generale dell’organizzazione, disse: “Una politica di crescita a tutti i costi può avere effetti devastanti sull’ambiente. Il consiglio ai Paesi emergenti è di diversificare i propri sforzi anche in direzione di settori meno cruciali dal punto di vista del consumo energetico, e puntare a diventare leader nell’uso di tecnologie sostenibili”.

Un altro studio pubblicato su Nature Geoscience da Francisco Estrada, W. J. Wouter Botzen e Richard S. J. Tol, ha analizzato come gli uragani, causati dall’instabilità climatica, portino il governo degli Usa, ad esempio nell’anno 2005, ad una perdita che va dai 2 ai 14 miliardi di dollari.

Le parole di Di Caprio sono state fondamentali per riportare l’attenzione su questo problema. Negli Stati Uniti tante volte la comunità scientifica si è trovata dinanzi personalità che negassero l’impatto o addirittura l’esistenza del cambiamento climatico, l’attore però ha ricordato bene: “Si tratta del pericolo più imminente che minacci la nostra specie, e per questo dobbiamo iniziare a lavorare assieme, e smettere di procrastinare. Dobbiamo dare supporto ai leader del mondo che non parlano per i grandi inquinatori o per le grandi corporation, ma parlano invece per l’umanità intera, per le popolazioni indigene della Terra, per i miliardi di persone meno fortunate che saranno maggiormente colpite da questi problemi”.

Il neo-vincitore della statuetta ha chiesto a tutti di non dare il pianeta per scontato, la scienza da anni si impegna per combattere e prevenire i problemi climatici, quest’anno, anche grazie alla Cop21, forse è veramente la volta buona.

Gianluigi Marsibilio