Per l’intervista di oggi abbiamo incontrato lo scienziato, giornalista e storyteller Adam Ruben. I temi principali affrontati nel nostro dialogo sono: giovani, ricerca e università. Attualmente, Ruben, scrive anche per Science, è autore di numerosi one-man show negli USA in cui racconta in modo completamente innovativo storie di scienza. Il suo ultimo lavoro è intitolato: “Surviving your stupid, stupid decision to go to grad school”.

D: Cos’è necessario per parlare di scienza in modo efficace? Qual è il modo migliore per risvegliare l’interesse anche in un pubblico che non è preparato?

La parte più importante nel trasmettere la scienza efficacemente è ricordare, attivamente e deliberatamente, che siamo esseri umani. Così spesso, quando iniziano a scrivere qualcosa, o quando siamo di fronte ad un pubblico per tenere un discorso, ci dimentichiamo immediatamente di parlare come persone e al contrario cerchiamo di esprimerci come scienziati non chiari e spassionati. Questo è il miglior modo per risvegliare interesse verso il tuo lavoro. E se ciò che crei ti emoziona davvero, assicurati di spiegarne il perché alle persone. Racconta una storia sul tuo lavoro, anche se include persone reali che prendono vere e proprie decisioni. Parla di un risultato, se questo è stato emozionante, o poco chiaro, o sconfortante.

D: Quali suggerimenti potrebbe dare a un giovane studente per approcciarsi correttamente alla scienza?

Sii consapevole che ci sono diversi tipi di scienza. Nella tradizionale scienza accademica, si insegue la conoscenza per il bene della conoscenza. Nella scienza applicata, si rincorre il conoscere per risolvere problemi di vita reale. L’una non è necessariamente migliore o più importante dell’altra, ma molti scienziati tendono naturalmente a preferirne una più dell’altra. Chiediti che tipo di scienziato sei.

D: Fino a che punto raccontare storie è importante nel giornalismo scientifico moderno?

Le storie danno un aspetto umano  perché è così che le persone parlano fra di loro. Quando raccontiamo storie, non solo arricchiamo le nostre azioni con risultati e sfide, ma diamo importanza al fatto che l’altra persona capisca ciò di cui stiamo parlando.

D: Ad oggi, qual è il miglior scienziato nella comunicazione e divulgazione della scienza?

È difficile sceglierne uno. La mia scrittrice preferita di scienza è Mary Roach. Lei scrive di scienza in un modo non solo affascinante, ma anche tremendamente divertente. Ad ogni modo, lei è una giornalista scientifica e non uno scienziato, quindi per lo scopo di questa domanda credo di dover scegliere un vero e proprio scienziato. Bill Nye probabilmente è il più famoso. Ha costruito la sua carriera rendendo la scienza comprensibile, ma effettivamente è un astronomo (e credo sia responsabile della sistemazione di un orologio solare su uno dei rover su Marte).

D: Quale potrebbe essere il modo più consono per parlare di una rivoluzione come quella di Einstein?

Assicurarsi che il lettore o la persona alla quale la si descrive comprenda completamente il modo precedente di pensare e il perché. Poi assicurarsi che capisca quale prova ha inspirato il cambiamento e perché il nuovo modo di pensare ha senso.

D: Qual è il miglior modo per uno studente universitario per iniziare una carriera come ricercatore? Quali sono i problemi tipici da affrontare?

Esaminare i differenti campi della scienza e vedere in quale si è più interessati. Chiedere agli attuali ricercatori cosa amano del loro lavoro e cosa no. Più si conosce, meglio è. Probabilmente si dovranno affrontare problemi successivi se è stato scelto il giusto percorso perché non tutti i momenti nella scienza sono divertenti. Ci si potrebbe bloccare a causa della severità dell’università, specialmente se il programma di studi ha un’indeterminata data di conclusione.

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