Lo studio di un meccanismo che possa ripercorrere nel senso inverso la storia di una cellula, potrebbe rappresentare una nuova frontiera della medicina moderna, questo è quello che crede lo scienziato Y. Zhang, dell’Università di Washington. Il ricercatore è molto attivo nel campo delle IPSC ( Induced Pluripotent Stem Cells), lo dimostra lo studio redatto insieme ai suoi collaboratori Zhong, Qiu, Robb MacLellan, Marbàn e Wang: “Epigenomic Reprogramming of Adult Cardiomyocyte-Derived Cardiac Progenitor Cells” pubblicato su Nature.

Attraverso la loro ricerca è stato possibile dimostrare come cardiomiociti adulti di topo, che rappresentano l’ultimo stadio di differenziazione cellulare, in una cultura in vitro, sono in realtà in grado di tornare indietro, allo stadio precedente di cardiac progenitor-like cell (CPC).

Questo importante risultato riporta gli studiosi a considerare le potenzialità derivanti da una possibile inversione di marcia nel differenziamento cellulare: sarebbe dunque possibile modificare l’espressione genica della cellula fino alla forma totalmente indifferenziata. Ciò comporterebbe la formazione di nuove cellule staminali, chiamate, per l’appunto, “cellule staminali pluripotenti indotte”.

Lo studio delle suddette cellule aprirebbe nuovi orizzonti nell’utilizzo delle staminali nella medicina rigenerativa.

È importante sottolineare che le cellule staminali possono essere classificate come:

totipotenti, rappresentate dallo zigote e le prime 2-4 cellule da esso derivanti, che possono formare potenzialmente tutte le cellule dell’organismo, compresi gli annessi embrionali.

pluripotenti, chiamate anche ESC (embrional stem cell), poiché vengono prelevate dalla blastocisti dell’embrione ed hanno la capacità di differenziarsi nei tre foglietti embrionali: ectoderma, endoderma e mesoderma, da cui derivano tutti i tessuti e le strutture dell’organismo adulto.

multipotenti, che possono differenzarsi solo in limitati tipi cellulari, come per esempio le cellule

emopoietiche del midollo osseo.

Di conseguenza, le ESC sono quelle che mostrano un più ampio spettro di utilizzi terapeutici.

In realtà, ad oggi, sono ancora molti i limiti all’utilizzo di queste ultime, a partire dal numero: per poter curare una lesione di piccole dimensioni sarebbe necessario un numero di cellule estremamente grande, che non è possibile ottenere dall’embrione. A ciò si aggiungono problemi immunologici e la possibile insorgenza di teratomi, cioè di tumori.

Inoltre, l’utilizzo di ESC crea problematiche etico-morali ancora largamente discusse dalla comunità scientifica.

Le cellule staminali indotte, pertanto, potrebbero rappresentare una maniera per oltrepassare alcune di queste limitazioni.

I primi studi furono effettuati nel 2006, su fibroblasti di topo, da parte del professor Yamanaka dell’Università di Kyoto; le sue scoperte gli valsero il Nobel per la medicina nel 2007.

Ad oggi, si è a conoscenza del fatto che durante il differenziamento cellulare, alcuni geni vengono spenti ed altri vengono invece attivati, attraverso un processo di metilazione e demetilazione del DNA: l’espressione di alcuni caratteri anziché di altri porta alla specializzazione della cellula.

Annalisa Ricci