Alle 11:38 del 28 gennaio 1986, a Cape Canaveral (Florida), la NASA fa decollare lo Space Shuttle Challenger. Dopo 73 secondi dal lancio, la navicella si disintegra in una nube di vapore e le componenti del veicolo precipitano nell’oceano in una pioggia di detriti. Tutti i sette membri dell’equipaggio persero la vita: fra loro vi era Christa McAuliffe, una professoressa di scienze selezionata dal governo fra più di 10.000 insegnanti per essere il primo civile a volare nello spazio. La McAuliffe avrebbe tenuto delle lezioni durante il viaggio in orbita, attese dagli studenti di tutto il mondo.

“Il futuro non è libero: la storia dei progressi umani è un continuo sforzo contro ogni avversità. Abbiamo imparato che questa America è stata fondata su eroismo e nobile sacrificio da uomini e donne come i nostri viaggiatori spaziali, che hanno risposto alla chiamata del dovere, che hanno dato più dell’aspettato o del richiesto” Il rapporto della commissione presidenziale sull’incidente del Challenger si apre così, con le parole del 31 gennaio 1986 del presidente Ronald Reagan. Le cause dell’incidente, rese note il 6 giugno dello stesso anno, furono decretate da una commissione di esperti, fra i quali Neil Armstrong. Il consenso è unanime: la missione è fallita a causa di un guasto nella giuntura fra i segmenti inferiori del razzo a propellente solido di destra.

Il lancio era inizialmente programmato per il 22 gennaio, ma a causa di difetti tecnici e condizioni climatiche avverse fu rimandato più volte. Partire nella mattina del 28 fu una scelta “errata”. Secondo il rapporto, chi programmò il lancio non era a conoscenza dei problemi che possono verificarsi quando è presente del ghiaccio sulla rampa e la temperatura è inferiore ai 12 °C.

Reagan affermò subito dopo l’incidente: “A volte, quando cerchiamo di raggiungere le stelle, falliamo. Ma dobbiamo sollevarci nuovamente e andare avanti nonostante il dolore”. A trent’anni dal disastro del Challenger, l’uomo ha continuato a viaggiare nello spazio sviluppando tecnologie sempre più sicure e all’avanguardia, grazie anche agli errori del passato.

Gaia Di Federico