Pianeti extrasolari, futuro dell’uomo nello spazio e stato della ricerca scientifica nel nostro paese: questi sono stati i principali temi affrontati nella nostra intervista con Giovanni Bignami.  Lo scienziato è stato presidente dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), tra il 2007-2008 ha ricoperto la presidenza anche per l’Agenzia Spaziale Italiana. Attualmente è uno dei migliori divulgatori scientifici nel nostro paese, il suo ultimo libro è intitolato: “Oro dagli asteroidi e asparagi da Marte”.

La Nasa è in cerca di astronauti per le future missioni su Marte. Quali sviluppi potrebbe avere, secondo lei, la ricerca spaziale sul pianeta rosso? Da qui potrebbero nascere nuovi impulsi per l’esplorazione spaziale come accadde con l’arrivo dell’uomo sulla Luna?

Sicuramente avrà implicazioni importanti, la NASA sta facendo sul serio non solo per l’esplorazione robotica ma anche per quella umana su Marte. Il lancio con successo dello SLS (Space Launch System) e del veicolo spaziale Orion ha importanti implicazioni per l’esplorazione non solo del pianeta rosso ma di tutto lo spazio profondo. L’agenzia spaziale italiana, per ora, è fuori da questo giro, e si accontenta di mettere qualche astronauta sulla ISS (International Space Station), anche se gli astronauti nella Stazione Spaziale ormai fanno ben poca notizia.

La conquista del nostro satellite nel 1969 era fortemente influenzata dagli scenari politici. Dopo il viaggio di Armstrong, come sono stati cambiati i programmi delle agenzie spaziali? La scienza è ancora influenzata dalla politica?

La scienza è influenzata ancora dalla politica anche se in modi diversi. Il nuovo budget NASA è stato approvato alcune settimane fa e nella stessa tornata legislativa è stata confermata la nuova CISA, una nuova legge che permette pesanti violazioni della privacy estese non solo agli USA, ma a tutto il mondo. La notizia non ha destato scalpore in Italia e il governo non ha alcun interesse a parlarne, ma il passo è pericoloso poiché va verso delle violazioni sistematiche della privacy. Non vorrei che il budget Nasa sia connesso in qualche modo a questa pratica di violazione.

Al giorno d’oggi la maggior parte della ricerca spaziale è in mano ad agenzie governative e compagnie private. La privatizzazione della ricerca in quale misura influenza lo sviluppo scientifico?

La grande maggioranza è fumo negli occhi, le compagnie private ci sono sempre state e la NASA dà i contratti a dei privati dai tempi della missione Apollo. Blue Origin e Space X non sono diverse da queste. Il modello attuale prevede ancora una collaborazione tra le agenzie e le compagnie, ma non c’è nulla di nuovo rispetto al passato, non c’è ancora un vero e proprio business, il privato non esiste nello spazio. Si potrà parlare di privato quando una compagnia svilupperà un razzo per mettere in orbita dei propri satelliti senza contributi pubblici.

Gli studiosi si stanno concentrando molto sulla ricerca di esopianeti che possano ospitare la vita. Secondo lei, dove si ritiene ci siano le condizioni necessarie per la presenza/sviluppo della vita?

Nel nostro sistema solare sicuramente su Marte ci sono state condizioni favorevoli alla vita. Per il primo miliardo di anni dopo la nascita del pianeta c’era acqua liquida e un’atmosfera più idonea alla vita. Sulla terra la vita ha cominciato a proliferare mezzo miliardo di anni dopo la sua formazione, quindi non è impossibile pensare di trovare delle forme batteriche di vita su Marte, Europa, Encelado e altri satelliti. I pianeti extrasolari sono ormai diventati una normalità per gli scienziati: abbiamo capito che le stelle hanno quasi tutte dei pianeti che le orbitano intorno e uno di quelli trovati è a soli 14 anni luce. Con la prossima generazione di telescopi potremmo sperare di trovare tracce biologiche su uno degli esopianeti scoperti.

bignami

Il genere umano è pronto ad individuare nuove forme di vita aliena?

Il genere umano è lungi dall’essere omogeneo, c’è gente che crede all’area 51 e a vari fenomeni simili. Se oggi arrivasse un segnale di vita intelligente, ci sono dei protocolli che ne stabiliscono la resa pubblica. Però per ora è più facile identificare vita elementare, il mondo deve essere preparato perché nei prossimi anni potrebbe esserci qualche sorpresa.

Quali sono i contributi che l’Italia sta dando alla ricerca di vita extraterrestre?

L’Italia sta dando un contributo molto buono: dal telescopio Galileo alla missione Gaia, gli astronomi italiani sono all’avanguardia sia a terra sia con strumenti spaziali. Per raccogliere segnali intelligenti sono ancora pochi i progetti a livello globale, solo il programma SETI è l’unico che si occupa di questo settore.

Nell’immaginario comune si vede la ricerca spaziale come qualcosa di eccessivamente finanziato, e alle volte anche superfluo. Gli scienziati rispondono che i finanziamenti sono inadeguati. Qual è la sua opinione sull’argomento?

Dobbiamo uscire dalla mentalità da bar, con calma e umiltà dobbiamo capire che possiamo essere un paese all’avanguardia. In Inghilterra, Francia e altri paesi gli investimenti nella ricerca spaziale sono più del doppio di quelli italiani, il governo si tira indietro ogni qualvolta necessitano investimenti veri, le manovre istituzionali sono di una miopia allucinante, il MIUR non è mai stai così inefficiente, l’INAF è ancora in attesa del 13% dei finanziamenti del 2014. L’origine di questi problemi è nella burocrazia, ma anche il ministro ha le sue responsabilità se agli enti di ricerca non vengono assegnati i finanziamenti adatti. Il ministero è completamente travolto dai problemi dell’università e della scuola ma non si rende conto delle opportunità che sta perdendo nella ricerca. I soldi messi a bilancio sono finti perché non vengono assegnati agli enti designati.

E’ passato quasi un secolo dall’avvento della teoria della relatività, rampa di lancio per l’astrofisica moderna. Si intravede all’orizzonte una nuova teoria che potrebbe provocare una nuova rivoluzione scientifica?

All’orizzonte non c’è alcuna teoria che vada al di là della teoria di Einstein, tutti speriamo che qualcuno ci dica che la Teoria della Relatività non basta, che c’è bisogno di un’estensione. La relatività in fondo è un ampliamento della relatività galileiana, le teorie si completano a vicenda e l’una non annulla l’altra.

Redazione “Tra Scienza & Coscienza”