A quanto pare nello spazio c’è vita. A darne la conferma e il cosmonauta statunitense Scott Kelly tramite i suoi social network, mentre si trova ancora sulla Stazione Spaziale Internazionale per la sua missione di lunga durata. Non si tratta di alieni, ma bensì di un fiore terrestre, con i petali arancioni e un rigoglioso fogliame verde: è la Zinnia, un genere appartenente alla famiglia delle Asteracee, una specie simile alle margherite che si trovano in Centr’America. Ma dal 15 gennaio 2016 le troviamo anche a bordo della ISS, accudite dagli astronauti dal pollice verde che si occupano degli esperimenti sulle piante.

Questi vegetali sono stati piantati da Kjell Lindgren (scienziato della NASA) lo scorso 16 novembre in una serra. Un paio di led rossi e blu (per imitare il Sole), terra e acqua: questi gli ingredienti per far si che anche nell’universo sboccino fiori. Ma a prendersi cura delle piantine, oltre a Kelly, c’è anche Tim Peake dell’ESA. Gli astronauti hanno dovuto affrontare anche diversi inconvenienti, tutti previsti nella tabella di marcia dell’esperimento. Problemi come muffa e qualche foglia morta che hanno permesso ai ricercatori di studiare meglio la crescita di questi esseri viventi in condizioni estreme, come la microgravità.

“È vero che le piante non sono cresciute perfettamente – afferma la responsabile del programma Veggie (Vegetable Production System) Gioia Massa -, ma abbiamo imparato molto da questo. Stiamo imparando molto sulle piante e sui fluidi. Indipendentemente dal risultato finale della fioritura avremo guadagnato molto”.

Un risultato importante per la NASA, ma l’eterna battaglia per la ricerca spaziale, questa volta è stata vinta dai russi. Infatti, la notizia del “primo fiore coltivato nello spazio”, è un falso. Almeno due esperimenti russi, prima di quello americano, portarono allo stesso risultato. Questi avrebbero fatto sbocciare in orbita, durante la missione Salyut-7, alcuni esemplari di Arabidopsis ben 34 anni fa.

In seguito, un altro americano, Don Pettit, nel 2012, ha coltivato un fiore di girasole conducendo il test in autonomia. Quello di Scott Kelly sarebbe, invece, il primo esperimento “ufficiale” per coltivare piante in ambiente di microgravità, con un monitoraggio costante da terra e all’interno del sistema “Veggie”.

Fabio Beretta