Lo scorso lunedì 11 gennaio alcuni scienziati dell’Università di Sheffield, a seguito di studi effettuati su immagini satellitari dei grandi iceberg del continente antartico e sui campioni delle alghe circostanti, hanno affermato che lo scioglimento di queste vaste masse ghiacciate potrebbe rallentare gli effetti del riscaldamento globale sul nostro Pianeta.

Queste vere e proprie montagne di ghiaccio, che nei prossimi anni saranno molto più numerose ed estese, sciogliendosi rilasciano nel mare quantità di ferro e altre sostanze che fungono da nutrimento per gli organismi vegetali marini. Non solo, aiutando il rinvigorimento delle alghe, contribuiscono a mantenere le acque circostanti più limpide e pulite.

Chimicamente, gli iceberg assorbono anidride carbonica dall’atmosfera, limitando l’intensificazione delle emissioni di gas serra di origine antropica.

In questo modo rivestono il ruolo di difensori contro gli errori dell’uomo: lo studio stima che assorbano dai 10 ai 40 milioni di tonnellate di carbonio all’anno, l’equivalente della produzione di gas serra della Nuova Zelanda o della Svezia, al primo posto nell’elenco dei Paesi con il prodotto più elevato di energia sporca. In questo modo la percentuale annua delle emissioni diminuisce approssimativamente dello 0.2 %.

Fino ad ora si è pensato che gli effetti dello scioglimento degli iceberg fossero solo riferiti alle piccole zone contigue; a questo proposito il professor Grant Bigg dell’Università di Sheffield afferma che “Con sorpresa è stato appurato che l’impatto dello scioglimento può estendersi per più dei 1000 km limitrofi agli iceberg”, grazie all’azione del vento e delle correnti marine.

Questo studio sta anche interessando altri rami delle scienze: Ken Smith, ricercatore presso il Monterey Bay Aquarium Research Institute della California, ha affermato di trovare “convincenti” le tesi riguardo la fertilizzazione dell’Oceano da parte degli iceberg disciolti.

La quantità di ghiaccio in scioglimento dell’Antartide è aumentata negli ultimi ventenni del 5% a causa del riscaldamento globale, dati che fanno sperare in un miglioramento negli anni a seguire, al fine di stimolare la rifioritura dell’Oceano.

Cristiana Picchi