Pochi giorni fa, a Cavenago Brianza (MB), è stata resa nota una nuova tecnica di produzione di biometano che trasforma gli scarti organici in gas utilizzabile. Il biometano è prodotto da fonti rinnovabili: contiene il 95% di metano e deriva dal biogas che nasce da biomasse stipate in un ambiente controllato o in discarica. È reso usufruibile attraverso un processo di purificazione che lo rende del tutto paragonabile al metano.

Il nuovo metodo di raffinamento presentato in Brianza è stato sviluppato dal team di ricerca del prof. Acciarri del Dipartimento di Scienza dei Materiali dell’Università di Milano-Bicocca e rappresenta una novità in questo campo. La nuova tecnologia, chiamata “Smart Upgrading”, permette di purificare il biogas partendo da sostanze biodegradabili diverse da quelle tradizionali.

Inoltre, il processo messo a punto dai ricercatori ha costi contenuti e un ristretto consumo energetico grazie all’impiego di basse temperature durante la trasformazione. Il prototipo dell’impianto è stato installato presso la sede di CEM Ambiente S.p.a. a Cavenago e nei prossimi mesi sarà possibile osservarne i vantaggi.

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L’Italia rappresenta un’avanguardia nella produzione di biometano: nel 2015 si è classificata come terzo produttore mondiale, e diverse iniziative sono previste nel campo della bioeconomia, ovvero la gestione intelligente e innovativa del ciclo dei rifiuti e dello sfruttamento di diverse fonti energetiche rinnovabili.

Oggi gli impianti della penisola sono circa 1.300, concentrati maggiormente a settentrione. Si stima che grazie all’utilizzo della “Smart Upgrading”, in futuro il biometano potrà soddisfare l’1% del fabbisogno nazionale con una capacità produttiva di 500 milioni di metri cubi l’anno. Ma l’avanzamento nello sviluppo di nuove tecnologie non si ferma qui: allo studio un processo per ricavare biogas dai fondi di caffè e dalle acque reflue. La bioeconomia è il futuro sostenibile che assicura stabilità e progresso.

Gaia Di Federico