Tra geyser, vulcani e ghiacci c’è un oceano di parità: l’Islanda è il paese in cui sono meno presenti le disparità sociali, economiche, sul posto di lavoro e nell’istruzione tra il sesso maschile e quello femminile. A rivelarlo è uno studio del World Economic Forum che ha analizzato le condizioni di disuguaglianza nei vari paesi del mondo.

Islanda, Norvegia e Finlandia guidano la classifica. Per preparare il focus sono stati analizzati 145 paesi, la prima sorpresa arriva al sesto posto dove si annida il Rwanda, l’indice di uguaglianza è particolarmente elevato in settori come la sanità e l’educazione: nelle scuole primarie il numero di donne è maggiore rispetto a quello degli uomini e l’aspettativa di vita è più alta per il gentil sesso.

L’Italia si piazza al 42 posto, leggermente indietro rispetto ad alcuni paesi del G20. Le notizie positive per il nostro paese arrivano dal numero di iscritte all’università dalla sanità, la vita media delle donne è più lunga.

Rispetto al 2006 le donne hanno aumentato la loro presenza nel mondo del lavoro.

All’interno del G20 le nazioni che hanno ridotto di più il gap tra i sessi sono gli USA, il Canada e l’Australia; le nazioni peggiori per la riduzione del divario uomo-donna sono: Arabia Saudita e India, questi stati, pur essendo potenze globali fanno sempre fatica ad inserire e supportare lo sviluppo femminile.

I dati sulle posizioni amministrative occupate sono in crescità: il 18% di parlamentari è donna, il 50% dei capi di Stato e il 18% dei ministri dei vari governi sono donne.

Il settore della politica è il più debole per rappresentanza femminile, per questo 2016 si potrà, probabilmente, raggiungere una totale parità in settori come l’istruzione e la sanità. Bisognerà ancora attendere per vedere le donne al potere in campo economico e politico.

Gianluigi Marsibilio