Il protagonista assoluto dell’anno appena trascorso è il Mar Mediterraneo. Nelle prime pagine dei quotidiani, nei servizi televisivi, non c’è stato giorno in cui gli eventi che si sono susseguiti nel 2015 non avevano come sfondo il “Mare Nostrum”. Un termine antico, di cui forse è bene riprenderne il significato.

Le innumerevoli tragedie legate all’imigrazione, le barbarie dello Stato Islamico, i venti di guerra che soffiano da occidente e oriente: tutto è passato, è continua a passare, per la vasta distesa di acua salata che bagna le coste italiane.

Un mare che, mai come in questo anno, si è spesso tinto di rosso. Un rosso sangue. Quella in alto è un fermo immagine di un video realizzato dai miliziani jihadisti. Decapitarono sulle coste dell’Egitto circa venti persone. La loro colpa? Essere di altro credo religioso.

Il Mediterraneo si è poi colorito di rosso durante le gelide notti invernali di febbraio e marzo, quando l’odissea dei migranti ha cominciato a raggiungere cifre esorbitanti. Gente in fuga dalla guerra, che ha visto perdere tutto quello che aveva in nome di un estremismo che di religioso ha ben poco.

Ma l’Europa è rimasta immobile, così come tutti gli altri paesi del mondo. L’opinione pubblica internazionale si è intenerita solo mesi dopo, quando è stata diffusa la foto di un bimbo di tre anni, Aylan, disteso con la testa nella sabbia, morto annegato, con le onde che cullavano il suo corpo, ormai senza vita. Quelle stesse onde che lo stavano portando verso la speranza di un futuro migliore gli sono state fatali.

Un mare meraviglioso, ricco di ecosistemi (troppo spesso alterati dalla mano dell’uomo) che, ben presto, si è trasformato nel più grande cimitero del continente: sono ben 3771 i migranti che hanno perso la vita nel tentativo di salvarla. Non possiamo restare inermi dinanzi a questa distesa di acqua, culla delle civiltà e delle democrazie, che continua a tingersi del sangue di innocenti. L’Europa e il mondo tutto si mobiliti per riportare il blu del cielo anche sulle increspature del Mediterraneo.

Fabio Beretta

(Foto fermo immagine video)