Sono passati più di duemila anni da quando un re, per brama di potere, ordinò alle sue guardie di giustiziare centinaia di bambini. Quell’evento passò alla storia come “la strage degli innocenti”. Dopo milleni, in una terra considerata benedetta da moltissime persone, la strage continua. La motivazione di tale conflitto? Tra Israele e Palestina non sono mai state definite le frontiere. Non esiste un confine riconosciuto a livello internazionale. Le frontiere sono oggetto di contenziosi, come lo status della Palestina; infatti, alcuni governi la considerano un Paese indipendente, altri (tra cui gli Usa) un insieme di territori occupati dagli israeliti.

La motivazione principale di questa guerra non è, come molti pensano, di carattere religioso, ma piuttosto una disputa riguardo chi ha diritto sui territori e come questi devono essere amministrati. Il tentativo, iniziato da decenni, di ovviare questo problema ne ha creato un altro: la gestione della coesistenza tra israeliani e palestinesi, che è sfociata da un lato nell’occupazione militare e dall’altro nell’azione terroristica di alcuni gruppi armati.

La scelta delle due fazioni di seguire una linea dura, imprigiona Gaza in un conflitto che si ripercuote innanzitutto sui civili palestinesi, sia in termini di morti, sia in termini di condizioni di vita. I fattori che rendono difficile la firma del trattato di pace sono quattro. Innanzi tutto Gerusalemme; entrambe le parti la considerano loro capitale. La disposizione stessa dei luoghi sacri, ebraici e musulmani, fanno sì che una divisione della città vecchia non soddisferebbe entrambe le parti.

C’è da considerare anche la questione della “West Bank”, sui cui confini non esiste un accordo preciso. Potrebbero essere utilizzati quelli definiti in occasione dell’armistizio del 1948, ma la presenza di colonie israeliane all’interno del territorio complica la questione. Inoltre, al momento ci sono circa 7 milioni di rifugiati. La Palestina chiede che sia concesso loro di tornare nella terra che fu dei padri, nell’attuale Israele, per goderne i diritti. Tel Aviv si oppone perché, nel caso in cui questo accadesse, la popolazione ebraica sarebbe in netta minoranza.

C’è poi il probelma della sicurezza: la Palestina altro non chiede che la costituzione di uno Stato Sovrano, mentre per Israele le cose si complicano. Infatti, questo teme che una Palestina indipendente possa trasformarsi in una nazione ostile capace di allearsi con i vicini arabi del Medio Oriente. E mentre i politici continuano a dibattere, oggi come ieri, è strage di innocenti.

Fabio Beretta

(Foto Google)