L’Istituto Superiore di Sanità ha di recente pubblicato i dati relativi alle vaccinazioni nel 2014. Tra il 2012 e lo scorso anno si è registrato un decremento di tutte le coperture vaccinali, maggiore in Abruzzo, Marche e Valle D’Aosta. Il vaccino fa paura: ciò è dovuto ad una credenza infondata che negli anni ha assunto la connotazione di un mito scientifico.

Questa convinzione nacque nel 1998, quando Andrew Wakefield, medico e chirurgo inglese, pubblicò uno studio che dimostrava la correlazione fra il vaccino trivalente MPR (Morbillo-Parotite-Rosolia) e l’autismo. La pubblicazione venne poi smentita dalla comunità scientifica con conseguente espulsione di Wakefield dall’ordine dei medici. Ma la leggenda si è radicata nell’opinione comune.

L’episodio non rappresenta un unicum. Altre credenze nel campo medico e biologico sono dannose per l’uomo, frenando così la ricerca. Una convinzione diffusa riguarda i tumori: si pensa che lo screening regolare salvi la vita per ogni tipologia di cancro. Ma l’evidenza scientifica è un’altra. Controlli regolari risultano vantaggiosi nel caso di neoplasia al polmone, alla cervice oppure al colon, mentre nel caso di tiroide, seno e prostata gli studi dimostrano che uno screening precoce non garantisce maggiori possibilità di sopravvivenza.

Medicine-Imc

Gilbert Welch, del Darmouth Insitute del New Hampshire, afferma che: “lo screening è diventato un modo semplice sia per il dottore che per il paziente per avere la certezza di fare qualcosa di buono per la propria salute, ma il rischio di cancro non è affatto cambiato”. La scienza oggi investe in test non più frequenti, ma mirati, come nel caso dell’oncologia di precisione che si basa sulla mappatura del genoma del singolo paziente.

Un altro mito diffuso riguarda i radicali liberi e gli antiossidanti. Nel 1945 il chimico Denham Harman disse che l’invecchiamento è causato dai radicali liberi, molecole prodotte nei processi metabolici. Di conseguenza, gli antiossidanti furono ritenuti vantaggiosi per la salute umana poiché neutralizzano i radicali. Dagli anni ’90 moltissime persone cominciarono ad assumerli. Ma i medici, anche in questo caso, dimostrano che una credenza diffusa non è sempre da ritenersi esatta. Numerosi studi affermano che non solo gli antiossidanti non apportano benefici alla salute umana, ma possono essere associati ad un’alta mortalità. Tuttavia, secondo le statistiche, il mercato di antiossidanti è destinato a crescere nei prossimi anni.

Le convinzioni rimangono, in alcuni casi, legati a dei miti impossibili da sradicare dall’immaginario collettivo. Compito dei mass media e della scienza è, dunque, informare correttamente i cittadini affinchè gli studi possano progredire.

Gaia Di Federico