Il ministro francese Laurent Fabius ha chiuso definitivamente i lavori della ventunesima conferenza sul clima, annunciando uno storico accordo tra 195 nazioni. La notizia è stata data attraverso una citazione di Nelson Mandela: “Nessuno di noi agendo da solo può raggiungere il successo, il successo è portato da tutte le nostre mani riunite”. Si è deciso di contenere il riscaldamento sotto i due gradi, nonostante l’iniziale pessimismo di molti paesi in via di sviluppo, e inoltre sono state previsti aiuti per i paesi che non riescono ancora ad adeguarsi a degli standard sulle emissioni.

Lo sfruttamento ambientale è stato messo al centro anche in un’altra occasione: in questa settimana, attraverso una ricerca si è riusciti a stimare il numero delle microplastiche disperse negli oceani, sarebbero circa 51 trilioni i pezzi di plastica che vagano nelle acque del nostro mondo. Le parti maggiormente inquinate sarebbero il nord Atlantico e Pacifico.

In questa settimana le novità non arrivano solo dal nostro pianeta. Un team di ricercatori australiani ha scoperto una potenzialmente super-terra abitabile, ad una distanza di soli 14 anni luce. L’oggetto si trova nella costellazione dell’Ofiuco. Il cordinatore del progetto, Dr Duncan Wright, ha detto sull’esplorazione: “La scoperta è eccitante perchè la stella è estremamente calma, molte nane rosse sono estremamente attive e tutto questo solitamente non permette lo sviluppo di vita”.

Mentre gli astronomi studiano le stelle e i corpi dei loro sistemi, i fisici cercano di crearne una direttamente in laboratorio. È partito in Germania lo Stellarator: questo strumento, installato al Max Planch Institute per la fisica del plasma, ha un costo di oltre 1 miliardo e cercherà di sviluppare e portare a compimento il processo di fusione che osserviamo e studiamo nelle stelle. Nel prossimo anno si cominceranno a studiare tecniche per rendere fruibile a livello commerciale l’energia sprigionata da questo strumento.

Macchinari simili sono in costruzione o già costruiti in altre parti del mondo, uno dei centri di ricerca più attivi si trova in Francia: l’ITER Fusion Project.

In campo medico arriva una notizia controversa proprio a distanza di qualche settimana dalla giornata mondiale contro l’aids. L’US National Institutes of Health (NIH) non destinerà più  il 10% dei fondi alla ricerca contro l’HIV come aveva fatto nei precedenti venti anni. L’agenzia si è detta fiera dei risultati ottenuti fino ad ora, ma pare sia giunto il momento di investire sulla cura di altre malattie. Non tutti sono d’accordo con questa decisione, ora però toccherà stabilire come ripartire i fondi verso la creazione di vaccini contro l’AIDS e ridefinire il budget per lo studio di questa malattia.

Gianluigi Marsibilio