Una delle lune del pianeta rosso sta precipitando; l’impatto provocherà una nube di detriti che saranno scagliati nell'”atmosfera” marziana, coronando il corpo celeste con un anello di detriti molto simile a quello che circonda Saturno

L’anello serve a suggellare un patto, una promessa, e ciò non accade solo agli esseri umani sulla Terra, ma anche ai pianeti e alle loro lune. E’ il caso di Marte; sta attirando (con sempre maggiore forza) a sè la più grande delle sue lune, Phobos. Quest’ultima, che mostra già sulla superficie i primi segni della forza di gravità, è pronta a farsi annientare in un “abbraccio” mortale, per poi disperdersi in frantumi. Anche se in migliai di frammenti, non lascerà il pianeta rosso; infatti, i detriti che si genereranno dall’impatto cingeranno corpo celeste con un anello (simile a quello di Saturno) per ben 100 milioni di anni.

Un finale tragico che però non faremo in tempo a vedere, dato che accadrà nell’arco dei prossimi 20-40 milioni di anni. A prevederlo sono due planetologi dell’Università della California a Berkeley, che pubblicano i risultati sulla rivista Nature Geoscience. Protagonista assoluta dell’articolo è proprio la folle luna “suicida” Phobos, che orbita a circa 6.000 km da Marte. “Rapita” dalla sua attrazione gravitazionale, gli si sta avvicinando di 2 metri ogni 100 anni, come hanno stabilito qualche giorno fa gli esperti della Nasa; i solchi che stanno comparendo (sempre più numerosi) sulla sua superficie sarebbero proprio i segni impressi dall’abbraccio del pianeta.

Fobos-luna-di-marte

Secondo i calcoli ricercatori di Berkeley, la luna marziana sarebbe composta da materiali morbidi, destinati ad andare in frantumi nel giro di 20-40 milioni di anni: i blocchi più grossi potranno ricadere sulla superficie di Marte, generando nuovi crateri, mentre i più piccoli si potranno disperdere dando vita ad un anello (denso quanto i più famosi anelli di Saturno) che è destinato a persistere per un lungo periodo, probabilmente fino a 100 milioni di anni. Dopotutto, l’amore è eterno.

Fabio Beretta