Nella giornata di ieri lo sciopero dei medici ha provocato grandi disagi, oltre 2 milioni di visite e 40.000 interventi chirurgici non urgenti sono saltati. In Italia i numeri dell’assistenza sanitaria, e in generale dell’economia intorno ai servizi di previdenza sociale sono elevatissimi.

Le stime del nuovo rapporto Censis parlano di un valore del settore di 290 miliardi di euro con un numero di occupati intorno ai 3,8 milioni di persone. La “White Economy”, ovvero l’insieme delle attività finalizzate alla cura e al servizio del benessere della persona, comprende oltre il 16% degli occupati di tutto il paese.

Il settore in questione è uno dei più attivi nel nostro paese, produce più del settore dei trasporti ed è secondo solo al commercio. La galassia economica che ruota intorno al welfare è una chiave molto importante per lo sviluppo del paese: 100 euro investiti nel sistema, creano 158 euro di nuovo reddito.

La spesa pubblica intorno all’assistenza previdenziale di ogni tipo è di circa il 6,8% del PIL, in paesi come Francia, Germania e Inghilterra il valore è leggermente più alto con dati vicino all’8%. Anche i privati cercano di inserirsi nel contesto dei finanziamenti all’assistenza sanitaria e sociale. Lo dimostra l’iniziativa “Secondo Welfare”, sponsorizzata anche dal Corriere della Sera e coordinata dal Centro di ricerca e documentazione Einaudi.

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Il coordinatore scientifico del progetto, Maurizio Ferrera spiega così l’iniziativa: “Il concetto di secondo welfare resta aperto dal punto di vista descrittivo e neutro dal punto di vista valutativo. Non ha preclusioni ideologiche. Poggia su assunti insieme pluralisti e ‘critici’. L’obiettivo del welfare è quello di rispondere ai bisogni delle persone, accrescere le loro chance di vita. Per svolgere adeguatamente queste funzioni, l’intervento dello Stato è imprescindibile. Ma non può essere esaustivo”.

L’intervento dei privati in un settore del genere è fondamentale: oggi un 18% della spesa sanitaria è mediata da soggetti economici appositi, in paesi come gli Usa si arriva a percentuali di oltre il 70%, ma questo è dovuto alla struttura di un sistema previdenziale completamente diverso dal nostro. In Europa, paesi come la Germania e la Francia hanno dati smisuratamente più alti, toccando percentuali superiori al 40-50% di sostegno del privato al settore assistenziale.

In conclusione, il Censis segnala due criticità che non permettono uno sviluppo completo della nostra White Economy: dopo la crisi oltre 1,5 milioni di persone non hanno versato i contributi dovuti e queste adesioni sono in una piccola parte al Sud(18%), al Nord si tocca un 30%. Dei più giovani solo un 16% ha contribuito regolarmente, l’istituto statistico attribuisce la colpa di queste mancanze alla scarsa conoscenza del sistema pensionistico e di previdenza.

Gianluigi Marsibilio