La società britannica gsk mente sugli effetti deI nuovo farmaco antidepressivo. Secondo il British Medical Journal, la nuova molecola è dannosa e pericolosa; immediata la risposta delle istituzioni europee

Potrebbe sembrare un film dell’orrore ma è la pura realtà; il regista si chiama gsk (glaxosmithkline), una multinazionale farmaceutica che, nei primi anni del 2000, con le vendite di psicofarmaci aveva un fatturato annuo di circa 2,7 miliardi di dollari. Una società a cui l’Europa ha mosso guerra. L’UE sta lottando per difendere i propri cittadini da psicofarmaci inefficaci, in particolare da antidepressivi che hanno dimostrato, in numerosi casi, strani effetti collaterali, tra cui  anche il tentato, e a volte riuscito, suicidio.

Ma cosa ha portato il Parlamento Europeo a presentare la richiesta di ritiro dal commercio dei farmaci a base di paroxetina? Recentemente, la rivista “The British Medical Journal” (BMJ) ha pubblicato il riesame dello “Studio 329”, un test presentato nel 2001, realizzato per introdurre nel mercato farmaceutico nuovi psicofarmaci (come la paroxetina). L’esame venne effettuato su 275 adolescenti affetti da depressione maggiore (frequente perdita di autostima e di interesse per attività piacevoli); ai ragazzi erano stati somministrati due diversi farmaci al fine di dimostrare l’efficacia superiore della molecola di paroxetina rispetto a quella della imipramina.

I risultati, stando alla relazione ufficiale, erano soddisfacenti, tanto da rilasciare la vendita dei nuovi prodotti in ogni nazione del globo. Tuttavia, l’anno successivo viene richiesto il ritiro dei farmaci perché il test medico (in gergo “trial”) non aveva fornito risultati statisticamente significativi per ritenere la medicina migliore di quelle precedenti. A questa accusa si era poi aggiunta quella della frode sanitaria, arrivata dalla Procura di New York e dal Dipartimento di Giustizia americano.

antidepressivo

Dal riesame pubblicato dal BMJ sono emersi alcuni elementi: le nuove medicine non davano effetti diversi rispetto a quelle da rimpiazzare, al contrario, avevano aumentato gli effetti collaterali; numerosi pazienti trattati con paroxetina avevano dimostrato maggiore instabilità psichiatrica (tendenza al suicidio e disturbi fisici come problemi cardiovascolari); in molti casi, il fallito trattamento era appositamente oscurato nel report e nei moduli di resoconto.

L’industria è stata pesantemente sanzionata, e in seguito costretta a diffondere sul suo sito avvisi in merito al farmaco, venduto già in larga scala. In seguito a numerosi casi di suicidio di adolescenti sotto cura di paroxetina, anche l’Europa ha voluto prendere provvedimenti in merito. In occasione della giornata mondiale dell’infanzia e l’adolescenza, il Ministro della Salute, Lorenzin ha aperto un tavolo di lavoro per il monitoraggio e la somministrazione di psicofarmaci ai bambini.

Subito è giunto l’appoggio di numerose associazioni, prima fra tutte quella guidata da Luca Poma, giornalista e portavoce di “Giù le mani dai bambini”, il Comitato Nazionale per la Farmaco-vigilanza, che ha dichiarato: “Quali reali benefici hanno apportato ai minori queste terapie a parte una riduzione artificiale e transitoria dei sintomi? Quante risorse pubbliche sono state utilizzate per cure farmacologiche che non risolvono nulla, ma espongono i minori a rischi, e finiscono per negare ai soggetti interessati dal disturbo alternative terapeutiche non farmacologiche, pregiudicate dall’uso continuativo di questi prodotti?”. Allo Stato il compito di vigilare sul mercato di antidepressivi, soprattutto se sono destinati a giovani e adolescenti.

Giovanni Vignati