“Aperite mihi portas iustitiæ” (Apritemi le porte della giustizia): sono le parole che nella tarda mattinata dell’8 dicembre riecheggeranno nel portico della basilica di San Pietro in Vaticano. In quel momento la Porta Santa spalancherà i suoi battenti, pronta a ricevere le migliaia di persone che si recheranno in pellegrinaggio, a Roma, per sperimentare la misericordia divina.

Un simbolo antico, ma allo stesso tempo attuale. Nell’epoca in cui viviamo, non è facile trovare una porta “aperta” che accolga chiunque. Il terrore regna sovrano. Quando la Francia è stata sconvolta dalla follia del califfato, i parigini hanno aperto le porte delle loro abitazioni per accogliere i tanti giovani che affollavano le strade ed erano impossibilitati a tornare a casa per via dei blocchi dei mezzi di trasporto.

Hanno accolto tutti, senza distinzione di sesso, lingua o religione. Francesco, fin da quando è stata eletto, ha capito che la missione della Chiesa è propria questa: accogliere tutti. E lo ha ribadito anche di recente: “Per favore niente porte blindate, niente, tutto aperto. La Chiesa – ha detto in un altro passaggio – è la portinaia della casa del Signore, la portinaia, non è la padrona della casa”.

Non dobbiamo restare chiusi in noi stessi. Varcare quella soglia significa lasciarsi alle spalle tutto ciò che abbiamo sbagliato; significa tornare ad essere costruttori di un mondo che abbia come fulcro il dialogo e il rispetto reciproco; significa impegnarsi ad essere persone “migliori”; significa impegnarsi, senza se e senza ma, per costruire un mondo diverso da quello di oggi. Quella non è una semplice porta, è la Porta della Pace.

(Foto ANSA)

Fabio Beretta