Le colonnine di mercurio di tutto il pianeta continuano a salire. I ghiacciai si sciolgono, i mari crescono così tanto da inghiottire le isole più piccole e sommergere le città costruite lungo la costa. Ondate di calore, siccità, terre aride che non danno più frutto e costringono intere popolazioni a migrare. Problemi di sicurezza alimentare, mancanza di acqua potabile, specie animali e vegetali che sscompaiono per sempre, lo smog che avvolge le metropoli e, lentamente, ci uccide.

Sembra lo sfondo perfetto di un film di fantascienza; e invece no. E’ il nostro pianeta, la Terra del terzo millenio. La Conferenza mondiale sul clima (Cop21) che inizia domani a Parigi è stata definita da qualcuno “l’ultima chiamata” per un accordo globale, giuridicamente vincolante, che riduca le emissioni di gas a effetto serra, causa principale del riscaldamento globale che potrebbe condurci sulla soglia di non ritorno.

Il presidente degli USA Obama lo ha detto chiaro e tondo: “Dobbiamo agire o sarà la fine del mondo”. E il Ministro dell’Ambiente italiano Gian Luca Galletti ha ribadito: “Non avremo un’altra opportunità”. Per il suo collega francese Segolene Royal “è in gioco la sicurezza mondiale”. L’economista britannico Lord Nicholas Stern, fra i maggiori esperti mondiali di cambiamento climatico, ha chiarito: “senza interventi le prime forti conseguenze si vedranno nell’arco di 20-30 anni ma in circa un secolo la situazione sul pianeta potrebbe diventare catastrofica”.

Gli esperti puntano il dito contro le scelte economiche e di vita dell’uomo, soprattutto contro l’uso spropositato di petrolio, carbone e gas, che “stressano” la natura rendendola incapace di adattarsi. L’uomo è l’unico essere che può intervenire. Gli scienziati che studiano il clima su mandato dell’ONU (Ipcc, Intergovernmental panel on climate change) hanno affermato che, nonostante la crisi, il volume globale di gas climalteranti ha continuato ad aumentare. Nell’era industriale, le concentrazioni di CO2 in atmosfera sono aumentate del 40%, da 280 a oltre 400 parti per milione.

(Qui il link del sito NASA creato per la COP21 con tutti i dati http://climate.nasa.gov/ )

Se a livello globale non si faranno gli sforzi necessari per tagliare i gas a effetto serra la temperatura media del globo terrestre potrebbe crescere tra 3,7 e 4,8 gradi centigradi nel XXI secolo, stima uno degli scenari elaborati da 235 autori di 58 Paesi mettendo a confronto oltre 10mila fonti scientifiche. Con lo scenario peggiore, che si avrebbe con l’aumento di 4,8 gradi, il livello del mare potrebbe salire di quasi un metro. La realtà già dimostra gli effetti dell’abuso di combustibili fossili, fonti energetiche privilegiate in alcuni Paesi come Germania, Cina e altri Stati orientali.

Il Papa dopo l’enciclica “Laudato sì”, ha indicato che si tratta di un problema etico e morale, e in vista della Cop ha richiamato a stili di vita sostenibili sul piano umano ed ecologico auspicando che il sistema economico promuova la piena realizzazione di ogni persona e l’autentico sviluppo del Creato.

A Parigi i leader di 195 Paesi  sono chiamati a fissare i propri obiettivi di emissioni. Si punta ad una clausola che permetta di valutare e rivedere gli impegni ogni 5 anni. C’è l’impegno personale dei big del Pianeta per un accordo ambizioso e duraturo. Ma questo non dà certezza che sarà giuridicamente vincolante.  Sta per avere inizio una sfida senza precedenti. Il destino del Pianeta è nelle nostre mani.

(Foto Google)

Fabio Beretta