Un rapporto della Caritas dimostra che il fenomeno è in crescita: arrivano in Europa con i barconi, ma in tanti fanno perdere le proprie tracce. “In Italia per volere dei genitori e subito alla ricerca di un lavoro per ripagare il debito del viaggio”

“Il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati (Mnsa) non è nuovo, ma sta assumendo dimensioni e caratteristiche importanti; è una parte integrante di una migrazione strutturale che sta interessando il capitale umano dell’Italia e dell’Europa”. È quanto scritto dalla Caritas di Roma nel dossier “Le difficili sfide dei minori stranieri non accompagnati nel percorso di crescita e di integrazione” presentato in occasione della 25ª Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Un report che, non si limita ad analizzare il flusso dei minori stranieri non accompagnati, ma si concentra in particolar modo sui minori provenienti dall’Egitto: solo Roma ne accoglie 969 nei suoi centri di accoglienza.

Nel rapporto si evidenzia come sul territorio italiano i minori stranieri non accompagnati sono circa 15 mila, di cui oltre 5,5 mila hanno fatto perdere le proprie tracce, rendendosi dei fantasmi agli enti che li avevano in tutela. Si tratta di numeri “elevati. Basti pensare solo che nel 2014 sono sbarcati sulle coste della penisola 7.831 Msna”. Tra di loro, non passa inosservato il caso dei minori egiziani: sono circa 2 mila quelli presenti in Italia. Di questi, ben 1.182 sono irreperibili. Nel 2014, il numero dei piccoli provenienti dalla terra delle piramidi “è cresciuto in maniera esponenziale”.

Secondo il dossier, la capitale è la “meta prediletta per i ragazzi che giungono in Italia da soli, probabilmente per la presenza numerosa della loro comunità ”. Nei tre centri di prima accoglienza gestiti dalla Caritas di Roma sono stati accolti 272 minori, di cui 191 di nazionalità egiziana (il 70%). Si tratta di ragazzi con un’età media inferiore ai 16 anni, tutti arrivati via mare. “Di questi alcuni avevano espresso il desiderio di andare in Francia e si sospetta abbiano preferito tentare il viaggio in clandestinità. Gli altri, dalle informazioni raccolte indirettamente, hanno preferito un lavoro in nero senza aspettare la regolarizzazione”. I settori nei quali vengono impiegati i minori sono spesso quelli del commercio ambulante, dei mercati generali e dell’edilizia, mentre è “preoccupante” il fenomeno “sempre più diffuso” dello sfruttamento per fini sessuali e spaccio di droghe.

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“La maggioranza è venuta in Italia per volere dei genitori. La speranza è di trovare un lavoro grazie anche alla rete familiare e dei connazionali della città, con l’obiettivo di inviare soldi in patria e ripagare il debito contratto per il viaggio (circa di 3 mila euro), che deve essere saldato quanto prima. L’ansia legata al mandato è un fardello pesante e in alcuni casi si aggiungono le paure legate alle gravi ripercussioni che potrebbero subire le loro famiglie in caso di mancato risarcimento del debito. Spesso sembrano disorientati e psicologicamente non preparati al percorso intrapreso, anche per la loro giovane età”.

Non mancano poi le difficoltà per quelli che decidono di rientrare in patria. Per la Caritas, tuttavia, non gli interventi da mettere in atto riguardano più ambiti. Servono campagne di informazione nei paesi di provenienza, percorsi di collaborazione tra i Paesi dell’UE per armonizzare le procedure di accoglienza e assistenza. Occorre ridurre anche i tempi per l’ottenimento della tutela da parte del minore e l’avviamento delle procedure per il permesso di soggiorno, studiare forme di accoglienza individualizzate come l’affido familiare, soprattutto per i ragazzi più piccoli. Infine, occorre favorire i rimpatri assistiti per i minorenni che ne fanno richiesta e potenziare le procedure di trasferimento previste dal Regolamento di Dublino, nel caso in cui vi siano familiari presenti in uno Stato diverso da quello in cui sono arrivati.

Fabio Beretta