La Tour Eiffel si spegne. E con essa si spengono anche le parole. L’Europa trema, si sente vulnerabile dinanzi ad un gioco di potere che ha poco a che fare con la religione. Ad una settimana da quel tragico 13 novembre, è la paura a regnare sovrana anche in Italia, anche a Roma.

Le strade e le piazze sembrano vuote. Le metropolitane proseguono le loro corse con meno passeggeri a bordo. Uno zainetto incustodito è sinonimo di bomba. Ovunque ci si gira si notano soldati, fucili, presidi militari. Ma questo non ha scoraggiato i giovani. La movida romana si è svolta come di consueto. Campo de’ Fiori, piazza Trilussa, il quartiere di San Lorenzo o il Rione Monti non hanno perso il loro status di “luogo di ritrovo”.

Se ad un ragazzo gli si domanda: “E’ cambiata la tua vita notturna dopo gli eventi di Parigi?”, questo ti risponde: “Assolutamente no, rimarrà sempre uguale. Continuo ad uscire. Anche se noto poche persone in giro”. I ragazzi non temono di affolare i pub e i ristoranti del centro: “Non vogliamo cambiare la nostra vita”, dicono.

“Non ho paura – racconta un altro giovane che sta trascorrendo la propria serata al Rione Monti -. La paura è un modo per dargli ragione. Ci pensi quando vai in metropolitana, o allo stadio, o a ballare. Ma non voglio dargliela vinta. Se io fossi uno di loro non punterei agli obiettivi sensibili, ma a quelli di cui non si parla. Il terrorismo si sconfigge non avendo paura e dialogando. Bisogna fargli vedere che esiste un mondo più grande e più forte della loro follia. Io non ho paura”.

(Foto ANSA)

Fabio Beretta