Spazio, alieni e ricerca: questi gli elementi chiave che la redazione di ”Tra Scienza e Coscienza” ha messo al centro della conversazione avvenuta con il noto divulgatore scientifico Amedeo Balbi. Lo scienziato, ora professore all’università Tor Vergata di Roma, ha collaborato con il team del ”Planck surveyor” dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) per lo studio della radiazione cosmica di fondo. Attualmente è editorialista delle riviste ”Le Scienze” e ”Wired”. Ha pubblicato diversi libri; il suo ultimo lavoro, ”Cercatori di Meraviglia”, edizioni Rizzoli, racconta la storia di grandi scoperte scientifiche attraverso le vite degli scienziati che ne sono stati autori.
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D. La teoria della relatività compie 100 anni. Einstein fece compiere alla scienza un passo decisivo per lo sviluppo dell’astrofisica; cosa penserebbe lo scienziato a 100 anni di distanza degli sviluppi e delle applicazioni della sua teoria? Si intravede oggi una teoria che potrebbe cambiare la scienza e far scoppiare una nuova “rivoluzione copernicana”?
R. Probabilmente, alcuni degli sviluppi più recenti lo sorprenderebbero. Ad esempio, oggi sappiamo che l’universo sta accelerando la sua espansione, e la spiegazione più probabile sembra una componente chiamata “costante cosmologica”, che proprio Einstein introdusse un secolo fa ma poi abbandonò. E poi, abbiamo evidenze dell’esistenza dei buchi neri, che Einstein riteneva impossibili in natura, o delle lenti gravitazionali, che Einstein aveva previsto ma giudicato troppo difficili da osservare. Quanto a una nuova teoria, per il momento esistono strade che sembrano promettenti ma non c’è consenso sul fatto che siano anche giuste. Di certo, Einstein era consapevole che tutte le teorie scientifiche – anche le sue – sono sempre passaggi provvisori verso descrizioni della realtà ancora migliori.
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D. La ricerca di vita extraterrestre affascina l’umanità da secoli. Cosa spinge l’uomo verso questa caccia a ET? Quando e in che modalità si troverà vita aliena secondo lei?
R. Io credo che cercare altra vita nell’universo siano uno dei modi per capire meglio la vita sulla Terra, e quindi in un certo senso anche il nostro stesso posto nel cosmo. Viviamo in un’epoca straordinaria, da questo punto di vista, in cui sembra che nell’arco di una ventina d’anni potremmo avere i primi indizi della presenza vita su altri pianeti – sempre ammesso che ci sia, ovviamente.
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D. Esiste un legame tra filosofia e cosmologia? Se c’è, quanto è rilevante quando si parla di teorie come ad esempio per le stringhe o il multiverso?
R. Un legame c’è, nel senso che la filosofia può aiutarci nel corretto ragionamento, in particolare nel capire quali siano le ipotesi e i presupposti che sono alla base della nostra comprensione della realtà. Forse la cosmologia ha più bisogno di altre branche della fisica di rendere esplicite le sue assunzioni, e di riflettere sulla loro natura, perché deve affrontare problemi che non sono comuni ad altre discipline, primo fra tutti il fatto che abbiamo un unico universo da osservare e non possiamo variare le condizioni iniziali per studiare cosa succede.
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D. Karl Popper disse: ” Una teoria che non può venire confutata da nessun evento concepibile non è scientifica”; molte teorie oggi sembrano non aver la possibilità di essere verificate: possono comunque ritenersi scientifiche?
R. È un discorso che ci porterebbe troppo lontano. Il criterio di Popper in generale è un valido aiuto, ma applicarlo a specifici casi reali può essere complicato e portare a conclusioni controverse. 
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D. Cosa unisce scienziati distanti nello spazio e nel tempo come Galileo, Einstein e Stephen Hawking?
R. La caratteristica comune a tutti gli scienziati, indipendentemente dalle loro differenze, è la curiosità, la voglia di capire come funziona il mondo, che in alcuni casi diventa quasi un’ossessione.
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D. Nell’immaginario collettivo, gli scienziati sono raffigurati come uomini immersi nei numeri, ma nella realtà quanto è importante la creatività e la capacità di sapersi meravigliare per uno studioso della scienza?
R. Molto importante. La scienza, sia quella sperimentale che teorica, può essere molto creativa, anche se poi le nostre idee devono sempre confrontarsi con la realtà. E senza la capacità di stupirsi non c’è la molla per capire come stanno davvero le cose. Asimov diceva che la frase più entusiasmante nella scienza non è “Eureka!” ma “Che strano!”. Agli scienziati piace risolvere i puzzle.
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D. I finanziamenti per la ricerca sono sempre al centro di critiche. Quelli stanziati in Italia sono adeguati? Quale motivazione e gratificazione dovrebbe spingere un ricercatore a rimanere o a venire nel nostro Paese?
R. No, i finanziamenti per la ricerca in Italia non sono adeguati, né in assoluto né in confronto con altri Paesi avanzati e persino con Paesi in via di sviluppo. E purtroppo questo si traduce in una bassa forza d’attrazione nei confronti dei ricercatori stranieri, e nella spinta a emigrare per i ricercatori italiani, soprattutto i più giovani. 
In bocca al lupo per il tentativo di accrescere la diffusione della cultura scientifica!
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Redazione “Tra Scienza & Coscienza”