Un ricercatore afferma d’aver trovato tracce di un altro universo, negli ultimi anni la comunità scientifica è sempre più attiva in queste ricerche

Da molti anni la possibile esistenza di universi paralleli affascina il mondo della scienza. Oggi, questa ipotesi potrebbe essere confermata. L’astrofisico Ranga-Ram Chary, ricercatore presso l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), ha di recente affermato di aver trovato le prove dell’esistenza di universi diversi dal nostro, ma ad esso collegati.

Grazie alla mappatura della radiazione cosmica di fondo effettuata da Planck, Chary ha osservato un bagliore inusuale che, secondo la sua ipotesi, potrebbe essere dovuto a un contatto avvenuto tra il nostro e un universo vicino. Questa collisione avrebbe reso le particelle molto più luminose di quanto ci si potesse aspettare, permettendo all’astrofisico di notarle. L’analisi si accorda alle più moderne teorie sul multiverso che affermano l’esistenza di più universi, diversi l’uno dall’altro, ma con possibili somiglianze e punti di contatto, così come teorizzato da Chary.

Supponendo che tutti gli universi siano in continua espansione, è possibile che nascano infinite bolle in ogni universo presente e così via. Potrebbe verificarsi, grazie al movimento di queste regioni dello spazio-tempo, un allontanamento di un mondo da un altro. Secondo Matthew Johnson, ricercatore della York University di Toronto, questi universi potrebbero anche non venire mai a conoscenza della reciproca esistenza, poiché sembra che non ci sia modo di provarla.

mondi

Una sfida oltre il possibile, che da molti anni appassiona gli scienziati. La teoria fu formulata per la prima volta negli anni ’50 da Hugh Everett; all’inizio non fu apprezzata, anzi, venne derisa dalla comunità scientifica. In questi anni, però, ha incontrato sempre più sostenitori, fra i quali spiccano i nomi più prestigiosi nell’ambito della fisica quantistica. Oggi si è arrivati ad affermare che nel “fortunato caso”, così definito da Johnson, in cui due universi siano nati abbastanza vicini da potersi toccare prima di iniziare la loro espansione, potrebbe essere rimasta un’impronta della loro collisione. Ed è proprio questo che spinge avanti il lavoro di Chary e altri fisici, alla ricerca di una conferma che potrebbe arrivare presto.

Entro il 2016, la NASA mira a raccogliere i fondi necessari alla costruzione di PIXIE (Primordial Inflation Explorer), uno strumento la cui risoluzione potrebbe definire il segnale individuato da Chary, se questo è davvero presente. Se l’ipotesi non dovesse essere confermata, la ricostruzione dell’espansione primordiale potrebbe condurci di nuovo alla teoria del Multiverso, mostrandoci nuove chiavi da utilizzare per avanzare nella ricerca.Qui l’analisi di Chary: Spectral Variations of the Sky: Constraints on Alternate Universes.

Gaia Di Federico