I giudici della Corte Costituzionale hanno dichiarato illegittimo l’articolo della “legge 40” dove si vieta la pratica di non impiantare cellule affette da malattie genetiche

La legge 40 del 2004, quella che regola l’aborto in Italia, subisce una nuova modifica: grazie ad una sentenza dei giudici della Corte Costituzionale, cade il divieto di selezione degli embrioni, senza alcuna eccezione. La Consulta ha stabilito che non è reato la scelta nei casi in cui sia finalizzata ad evitare l’impianto di embrioni affetti da gravi malattie trasmissibili, ovvero quelle previste dalla legge 194 sull’aborto.

La sentenza arriva dopo un procedimento penale del Tribunale di Napoli che aveva rinviato a giudizio un gruppo di medici accusati di produrre embrioni umani “con fini diversi da quelli previsti dalla legge 40, effettuando una selezione eugenetica e la soppressione di embrioni affetti da patologie”. L’articolo 13 della suddetta legge, prevede, infatti, di sanzionare penalmente la condotta del medico volta a consentire il trasferimento nell’utero della donna dei soli embrioni sani o portatori sani di malattie genetiche: questo, secondo i giudici della Consulta, violerebbe gli articoli 3 e 32 della Costituzione, contrastando anche con il diritto al rispetto della vita privata e familiare, che include il desiderio della coppia di generare un figlio non affetto da malattia genetica.

“Si tratta di una sentenza importante, perché toglie finalmente ogni ombra dalla possibilità di effettuare la diagnosi preimpianto – spiega Filomena Gallo, avvocato e segretario nazionale dell’Associazione L. Coscioni -. Qui non si tratta di eugenetica, ma di tutela della salute della donna e dell’embrione stesso: cadendo il reato di selezione, la diagnosi preimpianto è adesso pienamente legittima. In questo modo si evita che una donna possa vedersi impiantato un embrione malato con la prospettiva eventuale di un aborto. Ad oggi – prosegue l’avvocato – la diagnosi preimpianto per le coppie fertili viene fatta solo in tre ospedali pubblici italiani, mentre viene fornita in tutte le strutture private. Da oggi comunque non ci sono più scusanti: ogni ospedale deve garantire la diagnosi preimpianto anche alle coppie fertili portatrici di patologie genetiche e il ministero dovrà lavorare affinché questo avvenga”.

Palazzo Corte Costituzionale

Non è dello stesso parere il professor Antonio Spagnolo, direttore dell’Istituto di Bioetica presso la Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica di Roma e Policlinico Gemelli, che parla di contraddizione: “Con questa sentenza viene confermato quanto stabilito precedentemente dalla stessa Consulta, secondo cui era caduto l’obbligo a impiantare tutti gli embrioni prodotti con la fecondazione assistita. Il problema è che ci troviamo davanti a una situazione in cui soccombe il principio di autonomia e dignità dell’embrione, stabilito dall’articolo 1 della stessa legge 40. Dobbiamo chiederci: chi è malato non ha il diritto di vivere? È comprensibile che una coppia desideri un figlio sano, ma è la medicina che deve porsi questo problema prima ancora di concepire l’embrione. La richiesta di avere un figlio sano è legittima, ma il metodo no. È sbagliato parlare di embrioni malati, perché in un embrione posso vedere un danno genetico – conclude il professore -, non una patologia conclamata. E non è detto che un danno genetico porti a sviluppare una malattia».

Nel dichiarare che non è reato la selezione degli embrioni finalizzata ad evitare l’impianto di quelli malati, la Corte Costituzionale ha giudicato però “non fondata” la questione relativa alla soppressione degli embrioni sollevata sempre dal Tribunale di Napoli. La legge vieta e sanziona tale condotta. poichè “la malformazione dell’embrione non ne giustifica, solo per questo, un trattamento deteriore rispetto a quello degli embrioni sani” che risultino prevalenti. Sulla possibilità di destinare gli embrioni non idonei per una gravidanza alla ricerca scientifica ci sarà un’udienza presso la Consulta nella primavera del prossimo anno.

Fabio Beretta