In Italia continuano le polemiche sulla decisione del governo di far pagare il canone Rai nella bolletta della luce. Ma quando è “giusto” pagarlo?

In una società come quella odierna, risulta difficile comprendere lo “spreco” di soldi destinati dallo Stato ad aziende che offrono un servizio pubblico, quali televisioni e radio, gestite dallo stesso Stato. Perché tutti sono, in un certo senso, obbligati a pagare un canone di sostegno ad un servizio che il governo dovrebbe offrire gratuitamente ai propri cittadini? Gli italiani sono furibondi, perchè dopo le tasse versate in questi ultimi mesi, a gennaio si troveranno in bolletta 100,00€ da “donare” ulteriormente nelle casse statali per il servizio della Rai, che comprende non solo la televisione, ma anche le strutture radio da essa gestite.

Al presidente di Federconsumatori hanno rivolto alcune domande circa il pagamento del servizio pubblico. Rosario Trefiletti, così risponde: “Se gli italiani reputano che sia necessario avere una informazione pubblica in grado di dare molteplici contenuti e programmi di intrattenimento e politici a servizio di uno Stato democratico, il canone Rai è legittimino e deve essere pagato. Nel caso contrario non è assolutamente giusto pagarlo. Il canone non deve diventare lo “scarico” delle inefficienze dell’azienda pubblica e della politica ovvero, non deve andare a colmare spese ingiustificate o favori clientelari. Mi spiego meglio. Non è giusto pagare il canone per stipendiare tutti quei giornalisti non necessari che però non possono essere allontanati dalla struttura per “favori” politici; non è giusto pagare il canone per foraggiare rapporti e collaborazioni clientelari così come non è giusto pagarlo per “gettoni” di presenza milionari e mi riferisco a comparse di pochi minuti, in spettacoli anche storici, ma strapagatecon i soldi pubblici. I soldi dei cittadini italiani devono essere spesi per garantire un’informazione giusta e democratica che risponda a delle regole chiare comprensibili e soprattutto che si a di alta qualità. Solo in questo modo gli italiani non identificheranno il canone come una “tassa” da non pagare ma come un servizio”.

Rai antenne tv

Un servizio che però molti italiani non reputano “giusto” o socialmente utile. Sul sito ufficiale della Rai, nella sezione “Missione” si legge: “La missione del Servizio Pubblico generale radiotelevisivo trova fondamento nei principi posti dalla Costituzione italiana e dall’Unione europea con la Direttiva TV senza frontiere del 1989 e successive modifiche, il IX Protocollo sulla televisione pubblica allegato al Trattato di Amsterdam del 1993 e la successiva Comunicazione della Commissione delle Comunità europee 2009/C 257/01 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 27 ottobre 2009. Tale missione è disciplinata dalla normativa nazionale legislativa e regolamentare in conformità ai predetti principi. In particolare gli obblighi di servizio pubblico risultano definiti dall’insieme di tali fonti, dalla legge 31 luglio 1997, n. 249, dalla legge 3 maggio 2004, n. 112, dal Testo Unico dei servizi dei media audiovisivi e radiofonici della radiotelevisione, approvato con decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177 e dal Contratto di Servizio sottoscritto con il Ministero delle Comunicazioni.”

In Italia, la Rai ha fatto tanto; la sua storia comincia il 3 gennaio del 1954 quando ha inizio il regolare servizio di televisione e la Rai appare sul piccolo schermo con il suo primo canale. Alla fine del ’54 la televisione raggiunge il 58% della popolazione (nel 1961 raggiungerà il 97% degli italiani). Le trasmissioni radiofoniche, invece, sono diffuse ormai regolarmente dai primi anni ’20 con tre reti nazionali: il Primo, il Secondo e il Terzo Programma. La televisione, come Servizio Pubblico, viene pensata non solo come occasione di intrattenimento ma anche come strumento di educazione e informazione: si pensa che il tubo catodico possa aiutare a combattere il diffuso analfabetismo. In tal senso contribuisce a creare una lingua nazionale molto più di quanto sia stata in grado di fare la scuola.

Quello che svolge la televisione pubblica è un servizio necessario allo stato, non solo per tenere aggiornato il cittadino su ciò che accade, ma anche, e soprattutto, per acculturarlo, renderlo artefice del proprio futuro all’interno della società in cui vive. Anche se continueranno ad esserci comunque programmi spazzatura e programmi assoggettati agli aspetti politici della nazione, il servizio pubblico italiano è tra i migliori d’Europa e, come dimostrato in una recente pubblicità proprio della Rai, questa ha il servizio in chiaro più ampio d’Europa e il prezzo più basso, contemporaneamente è però il canone più evaso del continente. Forse ai cittadini italiani sarebbe utile ripensare a ciò che “Mamma Rai” ha fatto per questa nazione e ciò che continua a fare. Allo stesso tempo sarebbe utile ricordare ai dirigenti Rai la loro missione e lo scopo dell’azienda che gestiscono, in quanto da qualche anno a questa parte hanno, forse, per un errore di distrazione, dimenticato o messo da parte.

Fabio Beretta