E’ stata l’Esposizione delle critiche e dei numeri: oltre 21 milioni di visitatori in 134 giorni di apertura. Cosa ci lascia Expo 2015?

“Oggi nel mondo circa 800 milioni di persone soffrono di fame cronica e più di due miliardi di persone sono malnutrite. Eppure ogni anno,1,3 miliardi di tonnellate di cibo viene sprecato mentre le risorse della terra, le foreste e i mari sono sfruttati in modo insostenibile”. Questo è l’incipit della “Carta di Milano”, il documento sul diritto al cibo e all’acqua che è la vera eredità di questa Expo. Anche se qualcuno lo ha definito come il “Protocollo di Kyoto” dell’alimentazione, è in realtà qualcosa di molto più etico. La sostanziale differenza è che il “Protocollo di Kyoto” è un accordo internazionale tra gli Stati; la “Carta di Milano” è invece firmata da milioni di visitatori, gente comune e aziende, che fin dal primo maggio hanno avuto la possibilità di visitare i padiglioni dell’Esposizione.

“Noi donne e uomini, cittadini di questo pianeta – si legge nel testo – sottoscriviamo questo documento per assumersi impegni precisi in relazione al diritto al cibo che riteniamo debba essere considerato un diritto umano fondamentale”. Gli impegni riguardano anche la cosiddetta società civile, e le imprese chiamate a rispettare l’ambiente e favorire forme di lavoro che non sfruttano ma contribuiscono alla realizzazione delle persone. E poi ci sono le richieste ai governi, per garantire il diritto al cibo, tutelare suolo, puntare sulla ricerca, combattere gli sprechi.

Il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, è già concetrato sul futuro. Non vuole assolutamente che vada perso quanto Expo ha insegnato ai suoi 21 milioni di visitatori. E’ necessario far conoscere tutto quello che Milano è riuscita a fare in questi 134 giorni, perchè “i popoli, come gli individui, possono quello che sanno”. Durante la cerimonia di chiusura, alla presenza del presidente Mattarella, il messaggio più importante che Martina ha voluto lanciare è stato: “Il nostro impegno continua. Già nei prossimi giorni il governo, qui a Milano insieme a Comune e Regione, presenterà le sue idee per il futuro di quest’area divenuta ormai un simbolo del paese. Guai a fermarsi”.

carta di Milano

Potremmo dire che Expo Milano è stato il tempo della semina, ora bisogna prepararsi al tempo del raccolto. “Sulle nostre spalle la responsabilità di rimanere all’altezza di quello che l’Esposizione ci ha insegnato in questi mesi. Toccherà a noi, da domani impegnarci più di oggi. Possiamo dire missione compiuta. Non sono serviti supereroi, ma la fatica e la passione di tante persone che hanno unito le forze, spesso in silenzio, e hanno dato il massimo. C’è anche in questo la forza di un saper fare italiano che io voglio riconoscere. Ci siamo ritrovati in questa sfida, ci siamo appassionati, abbiamo raccontato ciò che siamo e ciò che possiamo fare per la pace e la cooperazione fra i popoli”.

“Abbiamo realizzato il più potente progetto di educazione civica di questi anni – ha concluso il Ministro -; è stata un gigantesco ponte e ha abbattuto tanti muri. Abbiamo imparato che la nostra identità, il nostro passato, non può essere una rendita di posizione ma rimane forte se si apre al futuro”. Il successo di questa grande manifestazione “è innanzitutto nell’entusiasmo dei visitatori che l’hanno invaso e colorato. Nei loro occhi abbiamo riconoscitivo l’Italia che non ha paura, sulle loro gambe cammina oggi l’Italia che ha fiducia e non si rassegna. L’anima di Expo, garantire cibo sano, sicuro e sufficiente al mondo intero e raggiungere l’obiettivo fame zero al 2030 parte da qui, con la Carta di Milano, e ci dovrà vedere protagonisti ancora ogni giorno”.

Fabio Beretta