Non si ferma l’esodo dei migranti che in queste ore stanno viaggiando a piedi per raggiungere il nord Europa

In marcia verso l’Austria. Centinaia di migranti, frustrati dalle ore di attesa alla stazione Keleti di Budapest, hanno iniziato una vera e propria maratona fino al confine austriaco, 160 chilometri a ovest. Il gruppo si è separato dagli altri circa 3mila che si trovano nella stazione della capitale magiara da martedì scorso, in attesa di salire su un treno che li porti in Austria e in altri Paesi come la Germania. La polizia, che ha fermato due treni partiti ieri con a bordo centinaia di rifugiati prima che raggiungessero il confine, non ha bloccato il gruppo.

Diversa la reazione delle autorità alla fuga di centinaia di persone da un campo di prima accoglienza vicino al confine con la Serbia. Secondo le stime della polizia “300 migranti illegali hanno attraversato la recinzione del centro di Röszke alle 1130, in due momenti, e hanno corso verso l’autostrada M5”. In un comunicato, la polizia ha anche fatto sapere che sono già “state adottate delle misure” per fermarli.

Un uomo di 50 anni è morto nella stazione di Bickse, a circa 45 chilometri dalla capitale, dove i passeggeri di un treno carico di migranti diretti verso l’Austria e fermato dalla polizia si sono rifiutati da ieri di scendere per essere trasferiti in un campo di accoglienza per rifugiati. Alcuni gruppi di persone hanno provato ad allontanarsi oggi lungo i binari. Un uomo – 50 anni – si sarebbe accasciato al suolo sulle rotaie e i tentativi delle squadre di soccorso di rianimarlo sarebbero stati vani.

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Ieri le autorità ungheresi hanno consentito che i rifugiati salissero a Budapest su un treno diretto a Sopron, al confine con l’Austria. Il convoglio, tuttavia, è stato fermato a 37 chilometri dalla capitale. A quel punto la polizia ha chiesto alle persone di scendere per trasportarle in autobus ad un centro rifugiati. Solo una decina di loro sono state portate al centro, mentre gli altri passeggeri sono rimasti a bordo con la speranza di potere proseguire il loro viaggio verso l’Europa occidentale.

Secondo quanto affermato dal ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, la gestione dei flussi migratori da parte dell’Ungheria è in linea con le regole europee e ogni critica è “inaccettabile”. “Abbiamo istituito delle zone di transito in cui i migranti possono presentare la domanda di asilo e la decisione viene presa in un paio di giorni, periodo in cui i migranti devono rimanere nelle zone di transito”, ha spiegato. Per il ministro “ora abbiamo una situazione drammatica a Budapest, perché ci sono migranti che rifiutano di cooperare con le autorità ungheresi sulle impronte digitali e sull’identificazione”.

Secondo Szijjarto, i politici europei sarebbero intenti a “giocare ad accusare il prossimo. E’ inaccettabile che riceviamo queste critiche, molto dure, quando noi stiamo rispettando le regole europee. E’ molto ingiusto”.

Alle parole hanno fatto seguito i fatti: il parlamento ungherese ha adottato con procedura d’urgenza una serie di provvedimenti che rafforzano le misure anti-migranti, facendo dell’ingresso illegale nel paese un reato, provvedimento che sarà in vigore a partire dal 15 settembre. I trafficanti di esseri umani saranno punibili con pene fino a 20 anni di reclusione.

Intanto una nuova polemica colpisce la polizia che avrebbe spruzzato spray urticanti contro un gruppo di profughi siriani al confine con la Serbia. E’ quanto denuncia il ‘New York Times’, che pubblica un video con le immagini, riprese di notte, di alcuni bambini in lacrime a causa di un forte bruciore agli occhi, uomini con gli occhi rossi e donne che urlano contro gli agenti, chiedendo dell’acqua per lavare il viso dei bambini.Alla richiesta di chiarimenti, l’ufficiale responsabile delle guardie di frontiera, Lazslo Balazs, ha fatto sapere che le autorità stanno indagando sull’episodio.

I primi ministri dei quattro paesi del Gruppo di Visegrad (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia) hanno respinto l’idea delle quote obbligatorie per la ripartizione dei migranti, insistendo sul fatto che “ogni proposta che porti all’introduzione di quote permanenti ed obbligatorie per le misure di solidarietà sarebbe inaccettabile”. Repubblica Ceca e Slovacchia, però, si sono dette disponibili all’apertura di un corridoio ferroviario per i rifugiati siriani tra Ungheria e Germania, qualora Budapest e Berlino fossero d’accordo.

(Fonte ADN KRONOS)