Un’analisi sulla situazione attuale di mercato del petrolio

In questi giorni le quotazioni del petrolio, dopo una sorprendente ripresa intorno ferragosto, sono ricadute di oltre l’8%. Morgan Stanley ha stimato i numeri della produzione di Eni, Chevron, Bp e Total a causa dei mancati investimenti sarà inferiore di 530 mila barili al giorno per il prossimo anno e nel 2020 queste aziende produrranno circa 1 milione di barili in meno per giornata.

Ma quali sono i paesi in cui il petrolio è la prima risorsa economica? Le statistiche sui produttori di petrolio, seconda la IEA (International Energy Agency), sono le seguenti: al primo posto tra i paesi produttori c’è l’Arabia Saudita con 11,75 milioni di barili prodotti al giorno, al secondo posto si attestano gli USA che secondo le stime hanno una riserva di 21 miliardi di barili e potrebbero secondo le stime IEA, prendere il primo posto entro la fine dell’anno.

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Nelle ultime settimane il presidente Obama ha concesso i permessi alla Shell per lo sfruttamento di un importante bacino petrolifero in Alaska: questa decisione ha scatenato non poche proteste da parte degli ambientalisti e anche di altre associazioni contro lo sfruttamento dell’Artico.

La crisi dei prezzi del petrolio rappresenta un danno economico notevole per i paesi produttori, l’OPEC (organizzazione dei paesi esportatori di petrolio) ha fatto sapere che saranno fatti dei notevoli interventi sul mercato delle quotazioni del petrolio.

Questa organizzazione rappresenta oltre il 40% della produzione mondiale del petrolio e ha dichiarato, nel consueto bollettino mensile, di voler affrontare “insieme le sfide del settore”. Dopo la presa di posizione nelle ultime ore le quotazioni del petrolio sono tornate a crescere.

Gianluigi Marsibilio