Un breve excursus storico che ci fa comprendere meglio la situazione attuale della borsa internazionale

I ribassi della borsa, dovuti al crollo della piazza finanziaria di Shanghai, hanno infestato la settimana di fantasmi e paure. La Cina ha spaventato tutti: da Wall Street, che ha ceduto di oltre 3 punti percentuali, alle piazze Europee. Negli ultimi secoli, tanti sono stati i momenti in cui una “bolla speculativa” ha fatto tremare l’economia mondiale. La bolla speculativa nasce con un eccesso di domanda: il bene richiesto assume in poco tempo un valore enorme, e le prospettive di guadagno fatte vengono ridimensionate e riviste dagli analisti. Questo porta ad una vendita dei titoli, che a sua volta comporta una notevole perdita di valore e punti in borsa.

Molte, nella storia dell’economia, sono state le situazione in cui il mercato si è trovato dinanzi a queste situazioni estreme. Il Premio Nobel Paul Krugman però la pensa diversamente, e definisce i crolli e le crisi come la regola, e non l’eccezione, per il capitalismo. La prima esplosione speculativa si verificò tra il 1634 e il 1637 con la “bolla dei tulipani”: all’apice delle quotazioni con due o tre bulbi si poteva tranquillamente acquistare una casa nel centro di Amsterdam.

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Altra bolla fu quella della South Sea Company, che aveva diritti esclusivi di navigazione verso le acque delle colonie. Anche Isaac Newton investì moltissimo in questa compagnia che, però, capitolò tra l’enorme corruzione interna e l’immensa mole di speculazione. Le crisi scoppiano ciclicamente nell’economia capitalista: si passa dalle varie bolle immobiliari, a quella del rame nel 1907, per arrivare al famoso Black Monday di Wall Street, dove il Dow Jones perde il 22,6 punti percentuali.

Le ultime due bolle, scoppiate in ordine temporale, sono quella della New Economy, provocata da internet e quella catastrofica del 2008 causata dai mutui subprime (prestiti rischiosi che vengono concessi anche a chi non può accedere ai tassi di interesse del mercato) che porto l’economia mondiale a bruciare oltre 2 mila miliardi di dollari.

Gianluigi Marsibilio