La ricerca della vita nell’universo è entrata in una nuova era attraverso le recenti scoperte di Kepler e i miglioramenti delle tecnologie per la ricerca di segnali rivelatori che indicano la presenza di vita sulla superficie di pianeti extrasolari

Le indagini degli scienziati mettono sotto osservazione ogni processo chimico e biologico perché la vita si potrebbe celare anche sotto forme inaspettate e non convenzionali. Ellen Stofan,  che guida la commissione scientifica della NASA, ha rilasciato qualche settimana fa un’intervista in cui annunciava che avremmo trovato le prove della presenza di vita oltre la terra entro 10-20 anni. John Grunsfeld,  ex astronauta, si è detto fiducioso sul trovare elementi che riconducano alla vita anche all’interno dello stesso sistema solare, infatti recenti scoperte sembrano dare ragione alle sue ipotesi, dalle molecole trovate con Curiosity su Marte ai laghi sotto la superficie di Encelado.

L’acqua è sicuramente uno degli indicatori chiave per la vita e il direttore del centro astrofico della NASA ha dichiarato che secondo le più recenti scoperte, le galassie e lo spazio interstellare(nubi interstellari) sono ‘’inondati’’ di acqua. Al centro dello sviluppo di nuovi strumenti ci sono i telescopi come il James Webb, il cui lancio è previsto per il 2018 e il HSDT( di cui abbiamo parlato in un nostro articolo alcuni giorni fa).

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Altro elemento chiave per lo sviluppo e la ricerca delle vita è l’ossigeno: il Virtual Planetary Laboratory dell’Università di Washington si concentra proprio su questo aspetto perché, come indica un ricercatore di questo centro ‘’ l’ossigeno rappresenta una base solida per la vita’’, anche se sui pianeti molto vicini alle stelle madri l’ossigeno potrebbe crearsi non per la presenza di esseri viventi, ma perché i raggi solari scindendo le molecole di acqua immettono ossigeno nell’atmosfera.

Gianluigi Marsibilio