La città di Hiroshima e il Giappone si fermano per ricordare le oltre 290.000 vittime del disastro nucleare

Il 6 agosto del 1945, alle ore 8:15, l’aeronautica militare statunitense sgancia la bomba atomica “Little Boy” sulla città di Hiroshima. Dopo tre giorni, esegue la stessa operazione sulla città di Nagasaki. Il mondo intero, per la prima volta, si trova davanti ad uno spettacolo raccapricciante: morti sul colpo tra i 100.00 e i 200.00 civili. Per la gravità dei danni causati dagli ordigni, per le implicazioni etiche comportate dall’utilizzo di un’arma di distruzione di massa e per il fatto che si è trattato del primo e unico utilizzo in guerra di tali armi, questi bombardamenti vengono considerati gli episodi bellici più significativi dell’intera storia dell’umanità. Questi attacchi segnarono la resa dell’impero giapponese e la fine del secondo conflitto mondiale.

A 70 anni da una delle peggiori pagine della storia umana, nel mondo si possono contare circa 16 mila ordigni atomici. Proprio per questo motivo la Comunità di Sant’Egidio, in collaborazione con la Religions for Peace Japan e la Japan Religiuos Committee for World Federatio, ha organizzato un convegno sul disarmo atomico, che si terrà proprio a Hiroshima.

Il sindaco della città Kazumi Matsui sollecita i leader mondiali a “promuovere la fiducia reciproca col dialogo”, unica via per una pagina nuova libera dall’orrore del nucleare. Matsui ha anche invitato i leader mondiali, Giappone compreso, a mettere da parte “quelle azioni capaci di causare la sfiducia gli uni negli altri”. Vorrebbe che visitassero la città per comprendere le terribili ferite, mai del tutto guarite, delle armi atomiche, ascoltando le storie dei sopravvissuti. Anche sull’ipotesi di scuse dei leader statunitensi,il sindaco punta al cuore della “legacy” di Hiroshima: “Non credo si debba fare una questione se debbano chiedere scusa o no. Quello che vorrei è che i leader, visitando la città, si convincano che in futuro non debbano più permettere che cose di questo genere accadano di nuovo”. Basti pensare che l’elenco delle vittime è stato affisso solo lo scorso anno nel Parco della Pace, e su di esso sono incisi oltre 292.000 nomi.

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Nel 2016, tra gli eventi del G7 ospitati in Giappone, c’è il summit dei ministri degli Esteri a Hiroshima, il 10-11 aprile: è attesa la partecipazione del segretario di Stato americano John Kerry nella “città divenuta simbolo di pace e di speranza”. L’attesa più grande è per il presidente Obama che, si vocifera, vorrebbe recarsi nella città del Giappone centrale prima della scadenza del mandato. Matsui, con “Mayors for Peace”, l’iniziativa che raccoglie oltre 6.200 adesioni tra i sindaci di tutto il mondo, vuole arrivare, col sostegno di Onu e organizzazioni non governative, al bando totale delle armi nucleari entro il 2020.

Il passato si scontra e confronta col presente: il ricordo deve restare vivo perché è giusto “che le future generazioni sappiano”, ma la “legacy”, il lascito/monito del bombardamento atomico di Hiroshima da parte degli Stati Uniti sul finire della Seconda guerra mondiale, è che l’umanità non debba più trovarsi di fronte a simili tragedie”.

Fabio Beretta

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