Errori umani alla base di incidenti in volo. È ciò che è accaduto alla navicella spaziale SpaceShipTwo di Virgin Galactic lo scorso 31 ottobre

Esploso nel corso di un test di volo sopra il deserto del Mojave dopo essere stato sganciato ad alta quota. Il risultato è stato un incidente mortale per uno dei due piloti, Michaes Alsbury, e gravi ferite per l’altro, Peter Siebold. Quest’ultimo riesce a veder salva la propria vita grazie ad un tempestivo lancio con il paracadute da quasi 16000 metri di altezza. La causa? Un errore umano. Il malcapitato Alsbury avrebbe, infatti, attivato troppo presto il sistema di stabilizzazione, normalmente azionato a una velocità di Mach 1,4, corrispondente a 1,4 volte la velocità del suono (1.715 km/h). Il pilota lo avrebbe invece inserito a Mach 0,92. la conseguenza immediata è stata la perdita di controllo della navicella, non più in grado di ridurre la velocità, né di mantenere la traiettoria.

Gli investigatori ritengono che la manovra non sia frutto di un errore. Alsbury, temendo l’annullamento della missione, automaticamente previsto nel caso di mancato inserimento entro la velocità di Mach 1,8, potrebbe aver agito per preservare il suo incarico. Pare inoltre che la navicella non fosse dotata di adeguati sistemi di sicurezza atti ad impedire la manovra. Errore non significa rinuncia. Il mondo spaziale è ancora il chiodo fisso di Richard Branson, patron di Virgin Galactic. Ad oggi sono in corso le revisioni del sistema di sicurezza, delle componenti della navicella e del progetto totale. Resta chiaro l’obiettivo finale: offrire un mezzo adeguato al turismo spaziale.

Space Transportation System Number 6, Orbiter Challenger, lifts off from Pad 39A carrying astronauts Paul J. Weitz, Koral J. Bobko, Donald H. Peterson and  Dr. Story Musgrave.

Obiettivo che la Virgin Galactic condivide con altre compagnie. Blue Origin ha lanciato a sorpresa il 29 aprile, in un volo di prova, il suo veicolo suborbitale New Shepard: al successo della capsula si sovrappone il fallimento relativo al mancato recupero del razzo riutilizzabile. “Uno dei nostri obiettivi primari è il riutilizzo,” dice il creatore della società Bezos,“ma sfortunatamente non abbiamo potuto recuperare il modulo propulsivo a causa di una perdita di pressione del sistema idraulico nella fase di discesa.”

Così anche SpaceX, che il 14 aprile ha lanciato con successo verso la Stazione Spaziale Internazionale un missile Falcon con una capsula Dragon.
Il volo è stato seguito in diretta dagli astronauti a bordo della Stazione.
Il bilancio mostra un progressivo avvicinamento all’obiettivo ambizioso posto dalla compagnia: saper far rientrare in assetto controllato un primo stadio vettore completo e dirigerlo con precisione verso un bersaglio molto piccolo. Il volo spaziale procede spesso per miglioramenti graduali: ogni insuccesso fornisce dati in più da analizzare per correggere ed evitare eventuali errori nel tentativo successivo.

Chiara Pirani

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