Inventato un microscopio che viaggia a ritroso nel tempo per scoprire l’origine delle malattie

Inventato un miscroscopio capace di “viaggiare nel tempo”: può ricostruire tutti gli eventi e rivelare i fattori che sono all’origine delle malattie. E’ stato realizzato in Italia da due laureati rientrati dagli Stati Uniti e dall?America per lavorare nell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (qui il sito dell’Istituto http://www.iit.it/it/home.html) e lo studio è stato descritto dalla rivista Nature Communication (http://www.nature.com/ncomms/index.html)

Questo apparecchio apre una nuova strada verso la costruzione di nuovi microscopi capaci non soltanto di esplorare gli eventi molecolari che hanno originato la malattie, ma anche di osservarne l’evoluzione. Il merito è di Luca Lanzanò e Giuseppe Vicidomini, rientrati in Italia dall’università della California a Irvine e dall’Istituto Max Planck di Gottinga. Nel 2014 il Premio Nobel per la Chimica fu assegnato ai microscopi “a super rivoluzione”, che promettono di compiere un ulteriore passo avanti: l’osservazione delle molecole che si trovano molto vicine tra loro e il modo in cui si modificano nel tempo.

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“Siamo in grado di aumentare la capacità di un microscopio di distinguere strutture sempre più piccole all’interno delle cellule, attraverso un processo naturale che utilizziamo quotidianamente” racconta Lanzanò. Vicidomini spiega che quello che accade è simile a “quando ci ritroviamo a conversare in un ambiente con più persone che parlano contemporaneamente: il nostro cervello riesce a identificare e filtrare la voce del nostro interlocutore in base alla frequenza temporale del suono emesso. Nello stesso modo il nostro microscopio a super-risoluzione riesce ad ‘ascoltare’ una nanoscopica porzione del campione da analizzare, ignorando gli altri segnali che interferirebbero con la qualità dell’immagine”.

Questa strada promettente potrebbe rivoluzionare molti campi di studio, primo fra tutto quello dei tumori. “Grazie al microscopio potremmo osservare come e perché questi errori vengano generati all’interno del complesso e ‘affollato’ ambiente cellulare”, conclude Lanzanò.

Fabio Beretta

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