Riflessione sulla Democrazia sulla scia di A. Toqueville

Questo equilibrio tra “Stato e Chiesa” presente negli Stati Uniti, era del tutto assente in Europa e ciò era in parte, e soprattutto, dovuto alla rivoluzione francese che aveva fin da subito predicato uno Stato in cui la presenza della fede minacciava la libertà. In realtà, la rivoluzione francese combatteva i privilegi dei chierici e dei vescovi, insieme a quelli della nobiltà, ma come spesso accade, il concetto originale viene dimenticato o, più semplicemente diversificato; cambia cioè prospettiva.

L’idea non era quella di realizzare uno stato del tutto laico, ma qualcuno ha fatto si che il messaggio venisse deviato per realizzare degli interessi maggiori. A tal proposito Tocqueville scrive: «Alleandosi ad un potere politico, la religione aumenta il suo potere su alcuni uomini, ma perde la speranza di regnare su tutti». Il francese aveva ben compreso che la rivoluzione è stato il proseguimento dei un movimento di uguaglianza e libertà che in Europa aveva già cominciato a diffondersi nel medio evo. La rivoluzione è stata dunque la continuazione di quel movimento, che era molto cresciuto durante l’epoca dell’antico regime, e che si era posto l’idea di mutare la società. Trasformare cioè lo stato centralizzato in uno stato dal potere frammentato. Su questo argomento, L. Marchi scrive: «Anche in Europa, il problema della democrazia è lo stesso dell’America: la sopravvivenza della sua forma liberale è connessa più all’educazione alla libertà e con le garanzie per l’autonomia dell’individuo che con la difesa della mera uguaglianza. È facile essere uguali nella servitù, più difficile, ma necessario, essere liberi nell’eguaglianza.»

Per far si che questa democrazia sia valida, che quel sacrificio di tanti soldati non sia reso vano, ad accompagnare il governo del popolo, oltre alla libertà e all’eguaglianza, dev’essere assolutamente presente la giustizia. Sandro Pertini, ex presidente della repubblica italiana (settimo presidente della repubblica italiana, 1978 – 1985) a tal proposito diceva: “La libertà senza giustizia sociale è una conquista vana”. Ed è proprio questa giustizia sociale che oggi manca nelle democrazie moderne del vecchio continente.

La giusta è quella virtù che rende l’umanità tutta uguale, senza fare differenza di sesso, nazione o religione, permettendo così di avere tutti gli esseri umani con pari diritti e doveri. In tal senso la giustizia favorisce anche il progresso tecnologico migliorando le condizioni di vita dei cittadini. Purtroppo oggi questa prospettiva della giustizia è stata quasi del tutto abbandonata; e ciò a portato alla divisione del globo in paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo.

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In un intervista il filosofo francese P. Ricoeur, alla domanda “È possibile pensare ancora alla giustizia come ad un criterio unificante e universale, indirizzato verso il miglioramento delle condizioni di vita umana?”, egli risponde: «Se vogliamo passare alla realizzazione della giustizia sul piano etico, occorre naturalmente chiedersi che cosa si possa fare affinché le società in cui viviamo si conformino all’idea di giustizia. Innanzi tutto bisogna pensare che l’umanità è unica, in modo da porre il problema di giustizia al livello di umanità. Se dunque pensiamo la giustizia in senso cosmopolitico, nel significato che avevano dato a questa prospettiva gli uomini del XVIII secolo, siamo indotti a considerare un secondo aspetto della questione, ossia il tipo di disuguaglianza creato dallo sviluppo economico. Credo che il progresso della giustizia stia innanzi tutto nel rendere possibile l’umanità come una grande comunità tenuta insieme da legami di convivialità. Mi sembra che all’epoca del grande indebitamento del terzo mondo, il grande pericolo consista nel commercializzare soltanto con le nazioni solventi, soddisfacendo per tanto solo i bisogni di chi può pagare. La giustizia, secondo il mio modo di intenderla, consiste invece piuttosto nel rompere questa regola secondo cui si debbano soddisfare soltanto i bisogni di chi può pagare , e ciò implica il passaggio dall’idea di un’economia mercatile all’idea di un’economia dei bisogni. Ci sono bisogni umani fondamentali da soddisfare, anzi occorre riconoscere che fin dalla nascita si hanno diritti, giacché nessuno sceglie di venire al mondo. […] Solo con questo secolo si è sviluppata una nuova concezione del diritto, che ha aggiunto la connotazione di “sociale” per distinguersi dalla visione limitata del diritto come diritto delle istituzione e diritto dei contratti. Il diritto sociale è nato quando si è cominciato a riconoscere che la società stessa produce disuguaglianza ed ingiustizie spesso proprio quando funziona al meglio e nella sua maniera più produttiva, sviluppando benessere ricchezza e cultura, quando cioè la redistribuzione dei benefici del lavoro di tutti diventa per se un problema».

È proprio l’egoismo, il desiderio di arricchirsi, che rende difficile l’uguaglianza tra tutti i popoli della terra. Chi detiene il potere all’interno dello Stato, si accorge delle ingiustizie solo quando colpiscono anch’esso. Ritengo che non tutti i membri delle istituzioni statali delle moderne democrazie adottino questo tipo di comportamento, ma molti di essi si. Altro grande strumento della democrazia è la stampa; Tocqueville, riguardo la stampa scrive che «è per eccellenza lo strumento democratico della libertà […] Le due grandi armi impiegate dai partiti per riuscire sono i giornali e le associazioni». La libertà di espressione, il circolare libero di informazione rende il cittadino capace di attuare delle scelte piuttosto che altre, riguardante il proprio futuro e quello della società in cui vive ogni giorno.

La democrazia al giorno d’oggi, così come fu pensata secoli fa, ha uno scopo ben preciso: evitare le guerre, siano esse interne allo Stato stesso, o contro altri stati. La democrazia rende l’uomo un cittadino migliore, lo rende responsabile delle sue scelte, lo carica di responsabilità, in un certo senso lo rende artefice del proprio destino per quanto riguarda la società in cui è immerso. «Vi sono due cose che un popolo democratico farà sempre con grande fatica: cominciare una guerra e finirla» (A. Tocqueville, La democrazia in America).

Fabio Beretta

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