Un telescopio potrebbe svelare la presenza di vita extra-terrestre

HSDT(High Definition Space Telescope) questo è lo strumento che secondo un rapporto elaborato dall’AURA(Association of universities for reasearch in astronomy), porterà l’uomo ad analizzare a fondo le caratteristiche degli esopianeti vicini al nostro sole e a rispondere in modo più completo alla domanda: siamo soli nell’universo? La relazione si apre con una frase di Riccardo Giacconi, premio Nobel per la scoperta di sorgenti cosmiche a raggi X, che ci invita a studiare l’universo per capire come si sia evoluto e con esso siano nati i pianeti abitabili che il rapporto vuole studiare.

Lo studio ha il titolo di ‘’From cosmic birth to living earths’’ ed è stato preparato dai massimi esperti mondiali di astronomia, esobiologia e astronautica, ad esempio Sara Seager(MIT), Dave Redding (Jet Propulsion Laboratory), H.Philiph Stahl ( NASA).
Lo studio si propone quindi di presentare il progetto di questo strumento, che secondo le tabelle tecniche riportate e gli obiettivi che si propone, potrebbe rivoluzionare l’astronomia e la nostra comprensione del cosmo.

Quali sono le particolarità di questo strumento? L’obiettivo primario è quello di superare i due illustri telescopi, che per ora continuano a scandagliare i cieli ovvero il telescopio Hubble, lanciato nel 1990 e con uno specchio riflettore di 2.4 metri di diametro e il James Webb telescope, con lancio previsto nel 2018 che per la NASA già rappresenterà un punto di svolta con i suoi 6.5 metri di specchio primario e la possibilità di studiare più a fondo le bande di luce dell’infrarosso. Ma HSDT comprende nel suo progetto, presentato nel rapporto, uno specchio di 11.7 metri creato da una sorta di occhio composito (Honeycomb).

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Ad un telescopio del genere si può chiedere di tutto, ma lo studio evidenzia come il lavoro di questo oggetto sarebbe particolarmente utile per lo studio delle circa 600 stelle che sono presenti nelle vicinanze della nostra stella, infatti secondo gli studi effettuati dalla sonda NASA Kepler, circa una su dieci potrebbe ospitare almeno un pianeta presente nella zona abitabile. Il costo per la realizzazione dello strumento non è certo di poco conto, infatti una stima prevede l’uso di ben 10 miliardi di dollari per la costruzione e la messa in uso dell’HSDT.

Dal 1992, anno della prima scoperta di un esopianeta, la ricerca e le scoperte in questo campo aumentano di anno in anno, infatti oggi risultano individuati 1931 pianeti extrasolari e molto probabilmente nel momento in cui finirete di leggere questo articolo, potrete controllare sul sito gestito dall’osservatorio di Parigi (http://exoplanet.eu/catalog/) per vedere se un nuovo arrivato è stato aggiunto alla lista, che si infittisce quasi quotidianamente. Una ricerca dell’università di Berkeley, grazie alle numerose osservazioni del telescopio Kepler, ha rilevato che nella nostra Via Lattea ci sarebbero 40 miliardi di stelle simili al sole che permettono a 8,8 miliardi di pianeti simili alla terra di orbitare intorno ad esse, queste stime sono state redatte dal professor Erik Petigura. Inoltre moltissime università hanno aperto dipartimenti per l’individuazione di pianeti extrasolari, ad esempio l’Università della California, Penn State, Università di Washington.

Gianluigi Marsibilio

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