Proteste anti-immigrati in tutta Italia: ecco chi può restare e chi “per legge” è obbligato a tornare in patria

Probabilmente, la frase più ricorrente in questi giorni è la seguente: “Non sono profughi, vengono dall’Africa sub sahariana, non scappano da nessuna guerra. Sono solo clandestini”.Una frase vaga, che serve solo a creare confusione su chi ha diritto, o meno, di restare legalmente nel Bel Paese. L’Italia offre quattro forme di protezione, ma prima di addentrarci in questioni giuridiche, è meglio soffermarsi su alcuni termini, che spesso sentiamo ripetere in tv, ma di cui ignoriamo totalmente il significato.

Il rifugiato politico è colui che è riconosciuto, in base ai requisiti stabiliti dalla convenzione di Ginevra (http://www.unhcr.it/sites/53a161110b80eeaac7000002/assets/53a164240b80eeaac700012f/Convenzione_Ginevra_1951.pdf) “nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato”. Possono richiedere l’asilo politico chiunque si trovi al di fuori dei confini del proprio paese e presenta una domanda agli uffici competenti per l’ottenimento dello status.

Altri possono beneficiare della protezione sussidiari, cioè quelle persone che non rientrano nella definizione di rifugiato, ma necessita di protezione interzionale, poichè se rimpatriato, si troverebbe dinanzi a violenze, guerre e violazioni dei diritti umani. In ultima istanza, lo Stato riconosce la protezione umanitaria a quelle persone che non rientrano nelle categorie sopra citate, ma necessitano di protezione per gravi motivi di carattere umanitario.

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Se guardiamo attentamente i dati relativi alle richieste d’asilo, negli ultimi anni è proprio quest’ultima forma di protezione quella che prevale. Il ministro Alfano ha dichiarato che da gennaio sono state presentate più di 22 mila domande, ma lo status di rifugiato è stato dato solo al 6% dei richiedenti. La protezione sussidiaria è stata concessa solo al 18% dei richiedenti, mentre i permessi umanitari sono stati concessi al 25% dei richiedenti. La maggior parte di loro arrivai da paesi come la Nigeria, Mali, Gambia Pakistan e Senegal. Quindi, la maggior parte dei migranti accolti in Italia non sono dei veri e propri rifugiati.

“Se si dice che solo il dieci per cento di chi arriva è un rifugiato si sta dicendo una mezza verità, perché non si tiene conto delle altre due forme di protezione garantite in Italia. Andrebbe più correttamente sottolineato che lo scorso anno il 60% delle persone che hanno fatto domanda ha ricevuto protezione nel nostro paese. Vuol dire che a sei persone su dieci è stato riconosciuto il diritto di rimanere legalmente in Italia. Una media molto più alta di quella registrata negli altri paesi europei, ferma al 45%. È falso dire, dunque, come vuol far passare una certa propaganda, che stiamo accogliendo solo dei pericolosi immigrati irregolari”. È quanto afferma Valeria Carlini, del Consiglio Italiano per i Rifugiati.

Ogni paese dell’Europa, segue procedure differenti per il riconoscimento della protezione; in parte si basano su leggi nazionali, e in parte sull’interpretazione della normativa comunitaria. Carlini spiega che “Non di rado ci sono valutazioni differenti tra i paesi: ad esempio, essendo la protezione umanitaria uno strumento legislativo nazionale, è evidente che ha confini e applicazioni diversi nei diversi paesi. C’è invece maggiore accordo sul riconoscimento dello status di rifugiato e di protezione sussidiaria. Si tratta di decisioni che si basano anche su scelte di politica nazionale ed estera, che non sempre corrispondono a una giusta valutazione del caso”.

Fabio Beretta

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