Il 18 giugno è stata pubblicata ‘’Laudato Si’’: per la prima volta un pontefice tratta il tema della cura e della salvaguardia dell’ambiente e del creato in un Enciclica

Proprio su questo tema in questi anni sono stati pubblicati numerosi studi, e lo scorso 28 maggio sulla rivista ‘’ Proceedings of the National Academy of Sciences USA’’, è stato pubblicato uno studio che ha lo scopo di identificare le aree della terra con il livello più elevato di biodiversità.  Per condurre lo studio (http://www.pnas.org/content/110/28/E2602.full) sono state monitorate oltre 21.000 specie animali e sono state considerate le aree di diffusione e il rischio d’estinzione delle specie. Il team di scienziati e ricercatori è stato guidato da Clinton Jenkins, che da anni studia la situazione della biodiversità e ha aperto, in seguito al suo studio, un interessante portale (http://biodiversitymapping.org/birds.htm) che permette agli utenti di visualizzare ogni informazione sulla situazione globale delle specie.

Sono stati individuati grazie allo studio gli hotspot (punti con biodiversità maggiore), ed è venuto fuori che i principali punti di interesse si trovano intorno alla foresta amazzonica e in Africa centrale, questi territori occupano il 7% della superficie terrestre, ma nonostante la piccola percentuale di territorio occupata, ospitano oltre metà delle specie catalogate. Lo studio è accompagnato da mappe e immagini che attestano la situazione globale della presenza e della diffusione di ogni tipo di specie all’interno del pianeta terra. Queste mappe utilizzano una grana spaziale di 10×10 km, e tale composizione è circa 100 volte più precisa rispetto ad altre di studi analoghi. plan2 Questi studi a larga scala della biodiversità sono possibili grazie al perfezionamento dei satelliti che ormai funzionano come sentinelle dell’ecosistema, infatti tra qualche settimana sarà pubblicato un autorevole studio della Fondazione Mach e dell’Università di Los Angeles sulla situazione odierna della deforestazione: la ricerca è stata resa possibile anche grazie all’utilizzo di apparecchiature Nasa, che orbitano intorno all’atmosfera terrestre.

Gianluigi Marsibilio

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