L’inquinamento diventa reato e Legambiente presenta il nuovo rapporto sulle ecomafie

Dopo oltre vent’anni di battaglie legali, è stata varata la legge n. 68 (datata 22 maggio 2015) che ha introdotto nel Codice Penale i delitti contro l’ambiente. Il rapporto di Ecomafia di quest’anno, edito Marotta e Cafiero e realizzato con l’aiuto di Cobat, inizia con un “grido di gioia” e si augura una nuova speranza: che il 2015 sia l’anno in cui la criminalità contro l’ambiente comincerà ad essere contrastata con gli strumenti della legge.

Tuttavia, il 2014 si è concluso con un bilancio molto pesante: 29.293 i reati accertati, con un fatturato criminale che è cresciuto di 7 miliardi rispetto al 2013. È cresciuta l’incidenza criminale nelle quattro regioni del Sud Italia dove la presenza mafiosa è nata: Puglia, Sicilia, Calabria e Campania. In questi territori si è registrato più della metà del numero complessivo di infrazioni (12.732 denunce, 71 arresti e 5.127 sequestri). In Campania la situazione è migliorata, probabilmente per via delle tante attenzioni che si stanno dando a questa regione. Aumentano invece i reati in puglia, il 26% in più rispetto agli anni precedenti. Sono aumentati anche gli illeciti nel settore delle costruzioni: segnalati oltre 5.700 reati, realizzati in particolar modo in Campania, Calabria, Puglia e Lazio.

Rossella Muroni, direttrice nazionale di Legambiente ha dichiarato: “Quella del 2015 è una data straordinaria, l’anno della legge che introduce finalmente nel codice penale uno specifico Titolo dedicato ai delitti contro l’ambiente, che punisce chi vuole fare profitti a danno della salute collettiva e degli ecosistemi. C’è bisogno dell’applicazione della legge sugli ecoreati, ma anche di un complessivo cambio di passo, verso un paradigma economico più giusto e in grado di sollecitare nuova fiducia, partecipazione e trasparenza, perché non ci si rassegni a pensare al malaffare come a un male senza rimedi”.

In Ecomafia 2015 si evidenzia un enorme numero di infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti, con la media di 20 al giorno. Impressionante anche il quantitativo di rifiuti sequestrati in questo ultimo anno e mezzo: in appena 16 inchieste di questo tipo sono stati bloccati da provvedimenti giudiziari più di tre milioni di tonnellate di veleni.

L’ecomafia cresce e non si limita ai confini italiani. Sembra che stia assumendo la forma di una vera e propria azienda dove operano figure “professionali” ben precise. Tra le figure rilevanti troviamo il politico locale che viene eletto grazie al sostegno di famiglie mafiose. Una volta raggiunto il potere si deve sdebitare. Spesso si tratta di politici affiliati ad un clan. La novità è la figura dello sviluppatore, professionista legato agli affari delle green economy, esperto conoscitore delle forme di sviluppo rinnovabili.

Nel 2014 il settore più redditizio per le organizzazioni criminali è stato l’agroalimentare, il cui fatturato ha superato i 4,3 miliardi; la Sicilia è la regione dove se ne sono contati di più. Se cala poi il numero degli incendi, aumenta la superficie boschiva finita in fumo, che dai 4,7mila ettari del 2013 arriva ai 22,4 dello scorso anno. Non mancano i reati ai danni di aree tutelate da vincoli paesaggistici e archeologiche, musei, biblioteche, archivi, mercati, fiere e altri luoghi a rischio. Nel 2014 sono stati 852 i furti d’opere d’arte accertati dalle forze dell’ordine. Ma l’attività più ricorrente è quella della ricettazione. Il Lazio si conferma la regione con il maggior numero di reati, seguita da Emilia Romagna, Campania e Toscana. Qui il link con tutti i dati: www.noecomafia.it

Fabio Beretta

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